Per gli appalti pilotati al Comune di Torricella sono diventate esecutive le dieci ordinanze cautelari disposte dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Taranto, Giovanni Caroli, su richiesta della Procura della Repubblica. Sono state eseguite ieri mattina dai carabinieri della Compagnia di Manduria ai comandi del maggiore Alessandro Torto.
In nove finiscono ai domiciliari, tra cui il vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Torricella, Michele Franzoso, dimissionario, un ingegnere che fungeva da supporto tecnico al responsabile unico del procedimento e alcuni imprenditori vicini al settore degli appalti pubblici. Per uno l’obbligo di presentarsi alla Polizia Giudiziaria. Tutti sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di corruzione, turbativa d’asta e autoriciclaggio. Rigettate invece le richieste di misure cautelari per il funzionario comunale Luigi De Marco e per il consigliere comunale Pierino Lacaita.
L’operazione denominata «Oracle» è il frutto di una complessa attività investigativa, condotta dagli uomini dell’Arma, iniziata nel 2024 dopo una serie di incendi ai danni delle autovetture di alcuni consiglieri comunali di Torricella. L’attività investigativa ha riguardato diversi interventi pubblici per un valore complessivo di circa 4,3 milioni di euro, finanziati con risorse di diversa provenienza, tra cui fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per i lavori di manutenzione straordinaria per il contenimento del dissesto idrogeologico della litoranea salentina in località Torre Ovo, fondi di coesione destinati agli interventi di riqualificazione del waterfront e finanziamenti legati ai Giochi del Mediterraneo 2026 per lavori di riqualificazione, messa in sicurezza ed efficientamento energetico del Palazzetto dello Sport «FernandoAlbano». Ulteriori accertamenti hanno riguardato interventi di manutenzione e segnaletica stradale.
Il quadro emerso fotografa un sistema consolidato di gestione illecita degli appalti pubblici. Le indagini si sono avvalse di intercettazioni telefoniche e ambientali e servizi mirati sul territorio che hanno consentito di acquisire un quadro indiziario legato a un presunto sistema corruttivo radicato all’interno del Comune dove, nell’ambito delle procedure di affidamento di lavori pubblici sarebbero state eluse le regole di evidenza pubblica e i principi di trasparenza e concorrenza, individuando preventivamente le imprese che si sarebbero aggiudicate i lavori attraverso la predisposizione delle offerte di copertura e la gestione delle procedure tese a favorire gli imprenditori di fatto già individuati.
Un meccanismo ben oliato in cui si simulava la competizione tra imprese. Una volta vinto l’appalto i titolari delle aziende avrebbero elargito somme in contanti, documentate dalle indagini, all’ex vicesindaco quale ricompensa per il favore ottenuto. A conferma di tale meccanismo nel corso delle indagini i carabinieri hanno rinvenuto e sottoposto a sequestro preventivo la somma di diciottomila euro in contanti di cui una parte custodita in macchina e l’altra in casa dell’amministratore. La somma rinvenuta è stata ritenuta provento della illecita attività. In alcuni casi, secondo gli investigatori, le somme sarebbero state reimpiegate in modo da renderne impossibile la tracciabilità.









