Sono parole destinate ad avere conseguenze pesanti quelle pronunciate l’altra mattina dall’amministratore unico di Kyma Ambiente Gaetano Nacci, che ha accusato i suoi predecessori di omissioni nella gestione dell’azienda di igiene pubblica, ora travolta da debiti per 45 milioni di euro. E Mentre Nacci ha portato alla luce il contenzioso con Daniele Ambiente sulla gestione dell’impianto Pasquinelli, la partita si sposta anche sul piano politico, mentre i 450 dipendenti restano alla finestra ad aspettare il loro destino.
Nessuna dichiarazione finora dal sindaco Piero Bitetti, nonostante le provocazioni del mondo sindacale che chiedeva chiarimenti sulle iniziative prese dal vertice societario. Sul sindaco spara ad alzo zero l’opposizione. Luca Lazzaro (FdI) chiede al primo cittadino di assumersi le sue responsabilità. «Taranto ha bisogno di una guida forte, capace di affrontare i problemi. Bitetti invece continua a girare intorno alle questioni senza indicare una direzione chiara».
Per il consigliere comunale meloniano, la crisi di Kyma era atterrata sul tavolo del Consiglio comunale già a dicembre 2025. «Da allora non ci siamo mai fermati: abbiamo richiesto ulteriori sedute monotematiche, promosso audizioni in commissione Garanzia e Controllo, coinvolgendo i soggetti istituzionali interessati, e presentato segnalazioni all’Anac, anche in relazione alla nomina dell’amministratore unico». Ora FdI chiede quale sia la strategia della Giunta per salvare Kyma Ambiente e se ci sono alternative al portare i libri in tribunale, col rischio di arrivare alla liquidazione giudiziale.
L’impianto della discordia
Intanto si arriva alla resa dei conti per il Pasquinelli. Nacci ha riferito pubblicamente che l’azienda non ha pagato canoni di affitto dell’impianto per mezzo milione di euro e che il contratto di servizio era calibrato in perdita per la società pubblica. Dal canto suo il gestore ha diffidato Kyma per il mancato conferimento di rifiuti ingombranti reclama oltre 1,2 milioni.
