L’amministratore unico di Kyma Ambiente (ex Amiu) Gaetano Nacci lancia l’operazione verità e punta il dito contro le precedenti gestioni della società partecipata che si occupa per conto del Comune di igiene urbana, che chiama a rispondere per gli eventuali danni erariali causati.
Nel mirino finiscono contratti che hanno prodotto perdite per centinaia di migliaia di euro, affitti non riscossi, gestione pessima degli impianti di proprietà dell’azienda e del personale. La situazione è grave: oltre 45 milioni di euro di debiti. «Si è preferito provare a gestire questa vicenda facendo come spesso è accaduto in Kyma, mettendo la polvere sotto al tappeto», accusa l’amministratore, che si dichiara pronto a proseguire solo in un clima di collaborazione e rispetto reciproco.
Quanto al bilancio, accusando i suoi precedessori di non essere intervenuti per tempo, il manager difende il suo operato: spiega di aver avviato il percorso di risoluzione della crisi d’impresa per individuare successivamente lo strumento più adatto al risanamento della società. «Questo non significa libri in tribunale o fallimento – precisa – nè che è stato scavalcato il Consiglio comunale ma il mio dovere era anche tutelare, oltre a lavoratori ed impianti la categoria dei creditori, garantendo trasparenza sui conti con una procedura pubblica, attraverso la Camera di commercio. Questa è un’azienda pubblica che per anni non ha pagato le tasse e questa è una vergogna».
Gli impianti
L’amministratore unico ha illustrato anche i casi emblematici della gestione aziendale. Dal termovalorizzatore con una valutazione (52 milioni) ferma a 13 anni fa e l’autorizzazione integrale scaduta, «non usato, non manutenuto, posto alle intemperie, altro che gioiello di famiglia», all’impianto Pasquinelli, affidato ad un gestore con un contratto che ha portato ad una perdita di 250mila euro tra il 2024 e il 2025 e per il quale il gestore non ha pagato l’affitto per due anni. È partita una diffida per ottenere mezzo milione di euro pubblici da recuperare. «Nessuno ha mai chiesto conto», dice Nacci.
Inoltre, su ammissione dello stesso gestore, l’impianto ha superato i limiti di rifiuti. situazione definita di gravità unica dall’amministratore. E poi c’è l’impianto di compostaggio, sospeso perché in perdita di 400mila euro all’anno.
