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Minacce di morte al procuratore di Bari Roberto Rossi, l’Anm: «È un attacco allo Stato»

I messaggi pubblicati nei commenti a un’intervista al capo della Dda rilasciata a L’Edicola. Luca Pernice: «Non sottovalutare le intimidazioni»

Minacce di morte al procuratore di Bari Roberto Rossi, l’Anm: «È un attacco allo Stato»
Sui social, sotto un post de L’Edicola, minacce di morte al procuratore distrettuale Antimafia di Bari e Foggia, Roberto Rossi

Le minacce di morte al procuratore di Bari Roberto Rossi sono «un attacco che non colpisce soltanto la persona del magistrato, ma l’intera funzione giurisdizionale e, con essa, lo Stato». È durissima la presa di posizione della Giunta esecutiva dell’Associazione nazionale magistrati di Bari, che esprime piena solidarietà al capo della Procura e denuncia un «clima di crescente delegittimazione della magistratura», alimentato da attacchi e rappresentazioni distorte che rischiano di esporre i magistrati a intimidazioni sempre più pericolose. L’intervento dell’Anm arriva mentre i carabinieri hanno avviato le indagini sui messaggi intimidatori comparsi sui social sotto un’intervista rilasciata da Rossi a L’Edicola, dedicata al contrasto patrimoniale alle organizzazioni mafiose. Gli esiti degli accertamenti saranno trasmessi alla Procura di Lecce, competente per i reati che riguardano i magistrati del distretto barese.

«Vieni a Foggia, vieni e vedi la mafia che cosa ti combina. Ti aspettiamo a braccia aperte, ma stai attento che da me a Foggia è roba di proiettili», si legge in uno dei commenti. In un altro compare una sfida esplicita: «Tu non toglierai mai niente alla mafia foggiana». L’autore sostiene di appartenere alla Sacra Corona Unita. Un’affermazione tutta da verificare, così come l’identità e l’eventuale appartenenza criminale di chi ha scritto i messaggi. Rossi, da tempo sottoposto a misure di tutela, aveva ribadito nell’intervista l’importanza di sequestri e confische per sottrarre alle mafie le ricchezze accumulate attraverso le attività illecite.

Il giornalista Luca Pernice, autore del libro La società foggiana e la quarta mafia, invita a non sottovalutare l’episodio, anche qualora le minacce non provenissero direttamente dai clan. Pernice ricorda anche i precedenti: le minacce all’allora procuratore Ludovico Vaccaro nel 2022 e i colpi di pistola esplosi nell’aprile 2025 contro l’automobile della madre del magistrato Roberto Galli.

Solidarietà arriva anche dal senatore di Fratelli d’Italia Filippo Melchiorre, componente della Commissione parlamentare Antimafia. «Colpire le ricchezze accumulate dalla criminalità organizzata significa sottrarle potere, consenso e capacità di condizionare il territorio», sottolinea. «La lotta alle mafie non si ferma». Il segretario del Pd Puglia Domenico De Santis parla invece di «una deriva culturale e di una totale mancanza di rispetto per chi rappresenta lo Stato e la giustizia», auspicando che le indagini individuino rapidamente i responsabili.

Intanto, la relazione della Commissione parlamentare Antimafia diffusa ieri accende i riflettori sul crescente coinvolgimento dei giovani nelle organizzazioni criminali pugliesi. Il documento, dedicato alle province di Bari, Bat, Brindisi, Lecce e Taranto, evidenzia come l’ostentazione di armi, denaro e potere, amplificata dai social network, alimenti il fascino dei clan e favorisca il reclutamento. Segnalata anche una crescente capacità delle mafie di infiltrarsi nell’economia legale e nelle istituzioni.

L’Anm ribadisce intanto che la risposta alle intimidazioni sarà «la serena e ferma prosecuzione del proprio lavoro al servizio della legge e dei cittadini».