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Sanità, Pentassuglia cerca la soluzione all’emorragia della mobilità passiva

Mentre la Regione Puglia accelera sulle nomine dei nuovi direttori generali della sanità, attesi entro fine mese dopo l’approvazione dei bilanci da parte dei manager uscenti, sul tavolo dell’assessorato alla Salute si muove anche un altro fronte, forse ancora più urgente: fermare l’emorragia della mobilità passiva e ridurre i costosi viaggi della speranza verso gli…
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Mentre la Regione Puglia accelera sulle nomine dei nuovi direttori generali della sanità, attesi entro fine mese dopo l’approvazione dei bilanci da parte dei manager uscenti, sul tavolo dell’assessorato alla Salute si muove anche un altro fronte, forse ancora più urgente: fermare l’emorragia della mobilità passiva e ridurre i costosi viaggi della speranza verso gli ospedali del Centro-Nord. L’altro ieri, nella sede dell’assessorato alla Sanità, l’assessore Donato Pentassuglia ha riunito i direttori generali delle aziende sanitarie pugliesi per aprire il confronto tecnico sugli «accordi di confine» con le regioni che assorbono la fetta più consistente dei ricoveri dei pazienti pugliesi: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio e Campania.

È da lì che passa una parte rilevante della sfida per rimettere in equilibrio i conti e, insieme, per rafforzare la capacità di risposta degli ospedali pugliesi. I numeri spiegano meglio di qualsiasi slogan la dimensione del problema. Nel 2025 oltre 53mila ricoveri fuori regione sono costati alla Puglia 345 milioni di euro, spesso per prestazioni tutt’altro che eccezionali, ma per interventi ormai considerati di routine. Sotto osservazione sono finite in particolare le protesi ortopediche – anca, ginocchio e colonna – che da sole valgono 32 milioni di euro.

Una voce pesantissima, destinata a diventare il primo banco di prova della strategia regionale. L’obiettivo è doppio: aumentare la produzione sanitaria in Puglia, coinvolgendo sia il pubblico, sia il privato accreditato e contemporaneamente fissare un argine alla spesa per le prestazioni acquistate fuori regione, riducendo così i rimborsi milionari che ogni anno impoveriscono il sistema sanitario pugliese. Dopo il capitolo delle protesi, il lavoro tecnico si allargherà agli interventi bariatrici (contro l’obesità) e ad altre prestazioni ad alta incidenza di fuga sanitaria.

La ricognizione dovrà chiudersi entro la fine di maggio, passaggio preliminare alla firma degli accordi con le cinque regioni interessate. È un’operazione che punta non soltanto a recuperare risorse, ma anche a restituire fiducia ai cittadini pugliesi, costretti troppo spesso a spostarsi per cure che dovrebbero poter trovare vicino casa. Sul fondo resta, però, il macigno del deficit sanitario da 369 milioni di euro. E Pentassuglia, per la prima volta con parole nette, non esclude la leva fiscale.

«Se servirà, toccheremo l’aliquota Irpef», ha detto a margine della presentazione del report regionale sui trapianti 2025. Una dichiarazione che pesa politicamente e tecnicamente: la copertura del disavanzo, ha spiegato l’assessore, è imposta dalla legge e non dipende da una scelta discrezionale della Regione. Tradotto: se non dovessero bastare le altre misure, dalla razionalizzazione della spesa al recupero della mobilità passiva, la strada dell’aumento dell’addizionale Irpef potrebbe diventare obbligata. Per questo la partita degli accordi di confine non è più solo un dossier sanitario. È già una delle chiavi decisive per capire se la Puglia riuscirà a contenere il buco, evitare un ulteriore aggravio fiscale e riportare dentro i propri ospedali migliaia di pazienti e milioni di euro.

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