Home » Puglia » Sanità in Puglia, più soldi al privato per bloccare il turismo ospedaliero

Sanità in Puglia, più soldi al privato per bloccare il turismo ospedaliero

Sanità in Puglia, più soldi al privato per bloccare il turismo ospedaliero

Sanità pugliese, la linea della Regione è tracciata: riorganizzare il 118, assumere personale per riempire davvero Case e Ospedali di comunità ancora in costruzione, ridurre i «viaggi della speranza» aumentando i tetti di spesa per il privato accreditato. Ma sullo sfondo resta il macigno: un disavanzo 2025 da 369 milioni di euro che impone scelte rapide e, soprattutto, impopolari.

È questo il perimetro politico emerso dal confronto, a Bari, tra l’assessore alla Sanità, Donato Pentassuglia e la Cisl Puglia. Un confronto che certifica due verità: da un lato la necessità di rimettere in moto il sistema, dall’altro la consapevolezza che senza nuove risorse e una riorganizzazione profonda il rischio è quello di un ulteriore arretramento dei servizi. Pentassuglia prova a tenere insieme i pezzi. Nessuna chiusura di piccoli ospedali, assicura.

Ma la parola d’ordine è efficientamento: accorpamenti di reparti e posti letto, razionalizzazione dell’offerta, revisione della rete dell’emergenza-urgenza. Tradotto: meno duplicazioni, più concentrazione di attività. Una linea che inevitabilmente si scontrerà con i territori.
Sul fronte economico, la strada appare già segnata. L’aumento dell’addizionale Irpef è più di una possibilità, perché previsto dai meccanismi di copertura dei disavanzi sanitari. Un passaggio che rischia di scaricare sui cittadini il peso di un sistema che, da anni, fatica a reggere l’urto tra costi in crescita e risorse insufficienti.

E qui si innesta lo scontro con Roma. La Regione rivendica una revisione del riparto del Fondo sanitario nazionale, denunciando disparità con le regioni del Nord che, a parità di popolazione, ricevono più risorse. Senza contare l’effetto della denatalità: meno residenti, significa meno trasferimenti, con una perdita stimata intorno ai 250 milioni di euro. Un doppio colpo che comprime ulteriormente i margini. La risposta della Cisl è netta: serve un cambio di passo.

Il segretario generale, Antonio Castellucci, mette in fila le criticità: liste d’attesa fuori controllo, carenza cronica di personale, disuguaglianze nell’accesso alle cure e un clima sempre più teso negli ospedali, dove nel 2025 si è registrata quasi un’aggressione al giorno ai danni degli operatori sanitari. Da qui la richiesta di un «patto per la sanità» fondato su assunzioni, rafforzamento della medicina territoriale e tutela dei cittadini più fragili. Il nodo resta quello della mobilità passiva: migliaia di pugliesi continuano a curarsi fuori regione, alimentando un flusso di centinaia di milioni che impoverisce il sistema locale.

Da qui la scelta di aumentare i tetti per il privato accreditato, chiamato a coprire ciò che il pubblico non riesce a garantire nei tempi previsti. Una soluzione pragmatica, ma che riapre il dibattito sul ruolo del privato nella sanità .Intanto il cronoprogramma è serrato: bilancio entro fine aprile, nuove decisioni a maggio, primo rendiconto del piano straordinario entro giugno. E soprattutto la nomina dei nuovi direttori generali delle Asl, vero snodo politico e gestionale della riforma. Pentassuglia prova a spostare il baricentro: «Non basta guardare il conto economico, bisogna puntare sulla qualità dei servizi». Ma la sfida è tutta qui. Perché tra conti da chiudere, personale da assumere e servizi da garantire, la sanità pugliese è davanti a un bivio. E questa volta non basteranno annunci: serviranno scelte. E responsabilità.