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Ex Ilva, Urso attacca Bitetti: «Stop alla centrale pessimo segnale»

Lo stop alla centrale termoelettrica dell’ex Ilva è «un pessimo segnale», per chiunque voglia investire nel futuro dello stabilimento, con il serio rischio di comprometterne la «continuità produttiva». Come un tuono, il ministro del Made in Italy Alberto Urso si scaglia contro il sindaco di Taranto, Pietro Bitetti, che martedì ha emesso l’ordinanza di chiusura…
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(Foto ANSA - Angelo Carconi)

Lo stop alla centrale termoelettrica dell’ex Ilva è «un pessimo segnale», per chiunque voglia investire nel futuro dello stabilimento, con il serio rischio di comprometterne la «continuità produttiva». Come un tuono, il ministro del Made in Italy Alberto Urso si scaglia contro il sindaco di Taranto, Pietro Bitetti, che martedì ha emesso l’ordinanza di chiusura dell’impianto entro trenta giorni. Nel mirino, anche la tempistica del provvedimento, arrivato subito dopo l’incontro con la famiglia Jindal, interessata all’acquisizione del complesso siderurgico.


Per il titolare del Ministero delle Imprese, l’ordinanza di Bitetti rischia di rendere ancora più incerto il futuro dello stabilimento. Il ministro si è detto preoccupato, in particolare, per la possibile interruzione dell’operatività industriale. La chiusura della centrale termoelettrica, infatti, rischierebbe di far precipitare l’intera fabbrica nel black-out produttivo. «Speriamo che questa decisione non comprometta la continuità produttiva dello stabilimento», ha chiosato il ministro, ricordando poi che il provvedimento del Comune è arrivato all’indomani del faccia a faccia con la famiglia di imprenditori indiani.

«A quell’investitore erano stati dati riscontri che credo positivi», ha spiegato il ministro, sottolineando che il progetto presentato «punta alla piena decarbonizzazione dell’impianto nell’arco di quattro o cinque anni». L’ordinanza del sindaco, emanata martedì, impone lo stop all’esercizio della centrale termoelettrica, gestita da Acciaierie d’Italia. Il provvedimento si basa sulla contestazione, rivolta ad AdI, di essere inadempiente rispetto alla presentazione di un piano di riduzione delle emissioni di arsenico, cobalto e nichel.

L’azienda ha respinto le accuse, pronta a presentare ricorso contro la decisione del sindaco. Il tutto all’interno del clima di grande incertezza che già aleggia sull’ex Ilva, con l’ennesimo incidente sul lavoro avvenuto ieri e la richiesta di proroga della Naspi per un altro anno, per oltre 4mila operai. Uno scenario che rischia di trasformarsi in una vera bomba sociale.

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