Il patrimonio varietale della Puglia non è più solo un’eredità del passato, ma si trasforma in una concreta opportunità di innovazione economica per i produttori locali. È questo il bilancio di tre anni di intenso lavoro portati avanti dal progetto di recupero del germoplasma viticolo pugliese (ReGeViP), finanziato nell’ambito del Psr 2014-2022. L’iniziativa ha visto la collaborazione sinergica di 18 partner, tra cui università, enti di ricerca, associazioni di categoria e aziende agricole, uniti nell’obiettivo di mappare e salvare l’identità enologica della regione.
Dalle sabbie del Salento alle colline del Foggiano, i ricercatori hanno setacciato testi pre-fillosserici censendo oltre 220 nomi di vitigni che sembravano destinati all’oblio. Un’operazione di «archeologia agraria» che ha permesso di individuare, mettere in sicurezza e avviare allo studio un numero impressionante di varietà, risolvendo nel contempo numerosi casi di sinonimia.
Il cuore a Locorotondo
Il perno scientifico dell’operazione è il database in cui è confluito ogni dato raccolto. Come spiega Pierfederico La Notte, responsabile scientifico del progetto, la fase teorica ha già lasciato spazio alla sperimentazione sul campo: nove ettari di terreno presso il Centro regionale di conservazione a Locorotondo sono oggi dedicati alla salvaguardia della vite. La struttura ospita inoltre una cantina di microvinificazione, fondamentale per testare le potenzialità enologiche di piante che non venivano vinificate da decenni, se non da secoli.
Un nuovo Atlante
I numeri del progetto restituiscono la fotografia di una biodiversità straordinaria: sono oltre 660 le accessioni di vitigni autoctoni «minori» e finora sconosciuti recuperate. Se il mercato attuale è dominato da una decina di grandi varietà che sostengono le principali denominazioni regionali, il futuro prossimo vedrà protagonisti almeno 20 vitigni minori già in produzione. Altri 30 sono stati invece inseriti nel nuovo «Atlante dei vitigni rari», di prossima pubblicazione, un volume che promette di diventare la bussola per i viticoltori del domani.
Riconoscimento ministeriale
L’iter per trasformare queste scoperte in etichette commerciali è già avviato. Proprio a dicembre 2025 sono state inviate al ministero dell’Agricoltura sei nuove richieste di iscrizione al Registro nazionale. Parallelamente, 35 varietà a rischio di erosione genetica sono state registrate presso l’anagrafe regionale. Si tratta di nomi che iniziano a farsi strada nei calici, come il Notardomenico, apprezzato per i nuovi rosati, o vitigni già valorizzati come il Minutolo e il Maresco, senza dimenticare l’Ottavianello e il Marchione.
Bandiere del territorio
Il potenziale di questa operazione risiede anche nella capacità di creare «bandiere» per piccoli distretti produttivi. È il caso della Rossa di Bitonto o del Terrizzuolo, che nell’area di Canosa punta a diventare il simbolo della città: un bianco identitario in una terra storicamente vocata ai rossi. La sfida di ReGeViP, ora, passa ai «produttori pionieri»: spetta a loro e alle istituzioni trasformare questa ricerca in valore commerciale, integrando i vitigni recuperati nei disciplinari IG e DO per conquistare i mercati internazionali con l’arma dell’autenticità.










