Il piano per coprire il deficit della sanità pugliese da 369 milioni di euro non sarà pronto prima della fine di marzo. È quanto filtra dal Dipartimento Salute della Regione, impegnato da giorni nella messa a punto della manovra di risanamento e del nuovo piano operativo che dovrà essere presentato al tavolo tecnico con i ministeri di Economia e Salute.
Una sorta di «ravvedimento operoso» imposto dai conti in rosso della sanità regionale e destinato ad aprire una fase delicatissima sul piano politico e sociale. Il dossier sul tavolo della giunta guidata dal presidente Antonio Decaro punta a una razionalizzazione profonda della rete ospedaliera. L’obiettivo è intervenire sui presidi minori con riconversioni, accorpamenti o tagli di reparti in attesa che entrino pienamente in funzione le nuove strutture territoriali previste dal Pnrr, in particolare case e ospedali di comunità.
Le prospettive
Sotto la scure potrebbero finire 18 dei 28 ospedali attualmente operativi in Puglia. L’elenco comprende Corato, Putignano, Monopoli, Triggiano, Bisceglie, Barletta, Andria, Lucera, Cerignola, San Severo, Casarano, Galatina, Copertino, il Santissima Annunziata di Taranto, Grottaglie, Moscati, Mesagne e San Pietro Vernotico. Una mappa che coinvolge non solo i centri interessati ma anche i territori limitrofi che storicamente fanno riferimento a quei presidi sanitari.
Il piano potrebbe ricalcare modelli già sperimentati negli anni passati, con riconversioni simili a quelle avvenute a Terlizzi, Triggiano, Rutigliano, Trani e Canosa di Puglia. In alternativa, alcune strutture potrebbero mantenere l’insegna di ospedale di territorio ma con reparti ridotti o accorpati. Una scelta che la Regione giustifica con motivazioni legate alla sicurezza delle cure: unità operative con volumi troppo bassi non garantiscono standard adeguati. Sotto osservazione, in particolare, i punti nascita con meno di 500 parti l’anno, le ortopedie che non raggiungono mille interventi annui e le chirurgie con attività sotto gli standard ministeriali. Nel mirino anche i reparti che non riescono a garantire un tasso di occupazione dei posti letto pari almeno all’85 per cento.
Gli altri aspetti
Parallelamente alla revisione della rete ospedaliera, l’assessore regionale alla Sanità Donato Pentassuglia è impegnato nella ricerca delle coperture finanziarie per chiudere il buco di bilancio. L’ipotesi più concreta resta l’utilizzo della leva fiscale, con l’aumento dell’addizionale Irpef per gli scaglioni di reddito più alti. Una scelta politicamente delicata che sarà valutata dopo il confronto con il tavolo romano e con la commissione regionale sanità. In parallelo partirà una nuova spending review sulla spesa sanitaria, con l’obiettivo di ridurre quello che viene ormai definito un deficit strutturale.
Tra i capitoli più pesanti c’è la farmaceutica ospedaliera, che pesa per oltre 250 milioni di euro sui bilanci delle aziende sanitarie. Allo studio anche il contenimento della spesa per alcune specialità ad alto costo che da sole arrivano ad assorbire fino a 30 milioni di euro l’anno. Altro nodo riguarda le Sanitaservice, le sei società in house delle Asl finite sotto osservazione dopo lo sforamento dei tetti di spesa. Nel 2025 lo splafonamento complessivo avrebbe superato i 120 milioni di euro.
Una recente delibera regionale ha già imposto il blocco di nuove assunzioni, consulenze, appalti ed esternalizzazioni. Una decisione che ha immediatamente acceso lo scontro con i sindacati. L’Usb Puglia ha chiesto un incontro urgente con il presidente Decaro e con l’assessore Pentassuglia, denunciando il rischio che il risanamento venga scaricato sui lavoratori della sanità.
«Il disavanzo è una situazione seria – sottolinea il sindacato – ma non può essere pagato dai cittadini e da chi ogni giorno garantisce il funzionamento del sistema sanitario». Secondo l’Usb il blocco delle assunzioni rischia di aumentare i carichi di lavoro e peggiorare ulteriormente le condizioni operative nelle strutture sanitarie. Il sindacato chiede alla Regione di chiarire se il congelamento delle assunzioni nelle Sanitaservice sia una misura temporanea e quali garanzie esistano per proseguire il percorso di internalizzazione dei servizi. In assenza di risposte, l’Usb annuncia la disponibilità a mettere in campo iniziative di mobilitazione. Il conto alla rovescia è ormai partito.










