È un’Italia a doppia velocità anche per quanto riguardo la lotta all’evasione fiscale. E le amministrazioni comunali, la parte istituzionale più vicina ai cittadini e alle attività presenti sul territorio, fanno troppo poco. Lo sottolinea l’ultimo l’ultimo rapporto del Centro Studi Enti Locali sulle cosiddette «segnalazioni qualificate». Si tratta della possibilità, concessa ai Comuni, anche per rimpinguare casse sempre più in sofferenza, di avviare istruttorie per allertare l’Agenzia delle Entrate, quando si sospettano casi di evasione fiscale sul proprio territorio. Queste devono però riguardare, come prevede l’intesa tra la stessa Agenzia, Anci e Ifel, «fatti certi e riscontrabili», come ad esempio un tenore di vita non coerente, vendite non tracciate, dati relativi alle proprietà immobiliari.
Le cifre nazionali
L’evasione fiscale in Italia è un fenomeno strutturale che sottrae allo Stato circa 80-100 miliardi di euro annui, con un sommerso che vale circa il 9,1% del prodotto interno lordo. Nonostante una riduzione percentuale negli ultimi anni grazie alla digitalizzazione, il Paese registra uno dei tassi di evasione più alti in Europa, con un impatto maggiore nel Mezzogiorno. Le stime del 2025 indicano un tax gap (differenza tra imposte dovute e versate) tra 98 e 102 miliardi di euro. Chi evade di più? Soprattutto lavoratori autonomi e microimprese ma anche settori in stretta connessione proprio con le amministrazioni comunali alle quali viene chiesto un maggiore impegno a vigilare, come le attivitità ricettive e quelle legate alla ristorazione.
Comuni assenti
Nell’ultimo anno sono stati solo 304 su 7.900 i Comuni che hanno collaborato, meno del 4%. Gli incassi hanno toccato il minimo storico con un picco negativo conclamato: solo 2,5 milioni di euro, rispetto ai 30 del 2012. Il ministero delle Economie e della Finanze riconosce oggi alle amministrazioni locali una quota di compartecipazione del 50% sulle maggiori somme incassate a titolo definitivo grazie alle loro segnalazioni. All’inizio questa quota era pari al 30%, poi passò al 50% e, negli anni tra il 2012 e il 2021, addirittura al 100%. Nel prossimo decreto fiscale è molto probabile che si torni a questa percentuale, proprio per incentivare ulteriormente i Comuni.
Squilibrio Nord-Sud
In questa geografia della lotta all’evasione, viene fuori ancora una volta un’Italia a due velocità. In testa alla classifica c’è la Lombardia con 97 Comuni e oltre un milioni di euro di riparto, ben il 40% del totale nazionale. Seguono Liguria, Emilia Romagna, Toscana. Nel Mezzogiorno i riparti restano marginali a causa della scarsa capacità amministrativa, dell’organizzazione degli uffici e della continuità delle attività di controllo.
Puglia in fondo alla classifica
Al Sud peggio della Puglia, con i suoi 1.495 euro di fondi di riparto ottenuti dal MEF, fa solo il Molise. Tra l’altro il rapporto del CSEL evidenzia la situazione di Bari: decima città d’Italia per popolazione con comunicazioni assenti (anche se non diversamente da Roma). Il Comune che ha ottenuto di più è Genova che, grazie alle sue segnalazioni, ha consentito di sottrarre all’evasione oltre 800mila euro.










