La pace va e viene in Medio Oriente, e genera ondate di entusiasmo o di sfiducia almeno due-tre volte al giorno. Basta una dichiarazione, talvolta anche una parola, per farci interpretare a modo nostro un futuro che al tirar delle somme resta incerto e nebuloso.
Ieri è bastato un timido tentativo di accordo su una possibile tregua fra Israele e Libano a scatenare l’euforia. Purtroppo in maniera ingiustificata, perché Israele non è del tutto convinto di dover rinunciare sia pure per 10 giorni a bombardare le postazioni di Hezbollah. La stessa euforia si è scatenata sui mercati petroliferi, col greggio che in pochi minuti è sceso fino a 90 dollari al barile.
Ma quanto durerà?
L’impressione è che tutti si stiano pentendo di aver scatenato una nuova guerra, e che tutti comincino a capire l’entità del danno che hanno innescato. Ma che, al tempo stesso, nessuno è ancora pronto a fare il passo indietro necessario per trovare una soluzione credibile e duratura. Per questo si va avanti con slogan, minacce, promesse e speranze.
Nel frattempo si continua a morire e la situazione economica peggiora di giorno in giorno. Esattamente come ad Hormuz. Non bastava il blocco iraniano, ci si sono messi anche gli americani, e adesso arriveranno i Volenterosi europei. Nonostante tutto, il barile diventa più leggero. Riusciremo ad accorgercene quando, già da oggi, andremo a fare il pieno di carburante?









