Si rimane figli per tutta la vita, lo ripeto spesso, e a due giorni dalla festa della mamma è un pensiero che non mi abbandona. Il 10 maggio era domenica, e ho pensato a lungo. Ho sentito gli amici, ho augurato il meglio alle mamme che conosco, ho mandato gli auguri a chi stava festeggiando con la propria madre, una fortuna immensa. Una festa di tutti, di fronte alla quale anche i più cinici, i più duri, si inteneriscono.
Cassano e la mamma coraggio
Prima di iniziare la sua vita da adulto, anche per Antonio Cassano, uno dei calciatori più tosti degli ultimi anni, la madre Giovanna è stata la sua forza. «Senza di lei sarebbe stato tutto impossibile, è stata davvero una madre coraggio». La citazione di Bertolt Brecht, autore di Madre Coraggio e i suoi figli, torna spesso nei racconti di molti figli come Antonio.
La mamma di Antonio Cassano è stata una presenza fondamentale per l’ex calciatore, soprattutto prima che incontrasse Carolina Marcialis, la donna della sua vita, e madre dei suoi due figli.
La mamma Giovanna l’ha sempre sostenuto, sin da bambino, quando era intenzionato a fare di tutto per diventare un calciatore. E non era facile, perché era sola, abbandonata dal marito quando Antonio era un ragazzino. Antonio si allenava nelle strade di Bari Vecchia, ai suoi tempi un quartiere difficile, a cui lui era comunque molto legato, al punto che dopo i primi successi lo chiamavano il “Pibe di Bari Vecchia”, soprannome datogli dai suoi fan con riferimento a Maradona. E il fatto che avesse i primi fan era per Giovanna motivo di grande orgoglio: il suo era stato un buon lavoro su quel figlio che alcuni trovavano sopra le righe.
Arrivati i primi successi, nel dicembre del 1999, quando Antonio aveva 17 anni, il padre Gennaro, che è mancato anni fa, tornò. La risposta di Fantantonio lo gelò: «C’è poco da farti vivo: tu prendi la tua strada, io la mia».
Era l’ennesima prova che Giovanna era stata madre e padre: una madre comprensiva e inclusiva, che poi ha creato un un bellissimo rapporto anche con la nuora Carolina.
Cristiano Ronaldo figlio devoto
Per rimanere in tema calcistico, anche Maria Dolores dos Santos, la mamma di Cristiano Ronaldo – il calciatore più ricco di sempre, con un capitale personale valutato un miliardo e duecento milioni di euro – è una madre coraggio.
Suo marito, José Dinis Aveiro, un giardiniere municipale, amava la famiglia ed era un padre amorevole, ma con profondi problemi di alcolismo. Maria Dolores aveva già tre figli e, rimasta incinta di Cristiano Ronaldo, decise di abortire: «Quando ho scoperto di essere incinta di Cristiano, mi rivolsi a un dottore per un’interruzione di gravidanza, ma lui si rifiutò».
Lo racconta nella sua autobiografia, che ha intitolato proprio Madre Coraggio, in omaggio a Brecht, uno dei suoi autori preferiti. Tentò addirittura di abortire con metodi casalinghi suggeriti dalle amiche: «Mi dissero di bere birra calda e correre tanto, ma niente. Allora pensai: se la volontà di Dio è che questo bambino nasca, così sia».
«Mia mamma ha sempre avuto l’ultima parola», dichiara CR7 (le sue iniziali e il numero della maglia). Proprio la madre, resasi conto della passione per il calcio del figlio, lo spedì a 12 anni a Lisbona per giocare nello Sporting, consolandolo la sera al telefono: «La nostalgia gli passerà, è nato per giocare».
Dura e lungimirante: è anche grazie a lei se Cristiano è dov’è oggi e anche per comprare le scarpette da calcio lavava ogni giorno piani e piani di scale condominiali, tornando a casa con le mani gonfie di acqua e candeggina, e quell’odore ancora oggi per Cristiano è un profumo, che gli ricorda l’amore di mamma.
La mamma resta ancora oggi al primo posto anche se ha cinque figli, e una compagna, Georgina Rodriguez, che lo sa e lascia anche lei l’ultima parola alla suocera. Ubi maior minor cessat, “dove c’è il maggiore, il minore decade”, ma essere minore non vuol dire essere meno amata.
Al Bano e Donna Jolanda
Lo aveva capito anche Romina Power quando sposò Al Bano a Cellino San Marco. La mamma di Al Bano non era colta come lei, non parlava le lingue come lei, non era bellissima come lei, ma Romina aveva capito che Jolanda Carrisi era una grande donna, che l’aveva accolta in famiglia con amore, facendola sentire per la prima volta nella sua vita protetta, difesa, amata. Tutti sentimenti che magari si trasmettevano anche solo con un piatto di verdure colte dall’orto per lei, o con una tavola apparecchiata velocemente perché altrimenti la pasta si fredda.
Romina, e ovviamente Al Bano, se ne sono ricordati quando donna Jolanda, a 96 anni, è morta. Alla madre, il Leone di Cellino aveva dedicato quando lei era ancora viva il libro Madre mia, l’origine del mio mondo: «Mia madre Jolanda è una donna che ha affrontato cose molto più grandi di lei. La sua esistenza sembra una di quelle storie che si narravano una volta davanti al tepore del camino acceso in inverno oppure di fronte al mare, a quell’andirivieni di onde vecchie quanto il mondo».
A lei Al Bano aveva dedicato anche un docu-film, Madre mia, tratto dal libro.
Iva Zanicchi e il profumo di brodo
«Pensa che io il 10 maggio mi sono sentita praticamente tutto il giorno con la mamma come se lei ci fosse ancora», mi racconta Iva Zanicchi. «Mia madre Elsa era una donna molto presente nella mia vita e ho avuto la fortuna di portarla a casa mia, a Lesmo, e di godermi i suoi ultimi anni. È morta molto anziana, ma mi manca ancora. Proprio pensando a lei ho anche scritto un libro di cucina che è uscito quest’inverno, Quel profumo di brodo caldo, ogni ricetta è legata a un ricordo e quello che più mi lega e lei era la preparazione del brodo, si faceva solo ogni tanto perché la carne costava, ma mia madre si alzava la mattina presto per prepararlo e poi faceva i tortellini. Ecco quel profumo mi ricorda la mia infanzia, un’infanzia povera, ma molto felice, piena di amore, di affetto… Forse proprio domenica scorsa, festa della mamma, avrei voluto assaggiare e sentire quel profumo di brodo caldo».
Pio e Amedeo, quanto amore
Anche i personaggi più dissacranti della nostra comicità di fronte alla parola “mamma” perdono ogni difesa. Parlo di Pio e Amedeo, lavorano in coppia da tanti anni e sono cresciuti insieme a Foggia. Le loro famiglie si conoscevano, poi Amedeo ha perso sua mamma Rosa, e la festa della mamma di Pio D’Antini, il suo socio, è diventata anche per lui una festa per ricordare la sua mamma. Pio si è anche impegnato per rispettare la volontà della madre Dora: «Ci teneva tanto che mi laureassi, ed ero andato a Milano proprio per studiare», racconta. Ma poi era arrivato il grande successo ed è difficile trovare poi lo spazio per continuare a rincorrere una laurea, in Scienze della comunicazione, ma Amedeo ce l’ha fatta, si è laureato ed è stato un modo per dire “grazie, mamma“.
Pio e Amedeo, aldilà del successo travolgente, hanno coinvolto tutta Italia con la loro amicizia. Mi ricordo bene quando Amedeo ha perso sua madre Rosa, il dolore dell’amico, la sua vicinanza, le sue lacrime, i suoi abbracci. L’amicizia è un sentimento che emoziona, a volte più di altri. E di fronte a una mamma che non c’è più, l’empatia quasi si fa corpo, si fa materia, non è più solo la sofferenza dell’anima, e in questo Pio e Amedeo sono una coppia straordinaria, non solo nel mondo dello spettacolo.
Emma, talento e amore
La generosità delle madri a volte è talmente straordinaria che riesce persino a mettere in secondo piano il dolore, anche quando è stato straziante, anche quando in un primo momento sembrava impossibile da superare.
È il caso di Maria Marchese, la mamma di Emma Marrone. Emma ha raccontato di quanto l’abbiano scossa le urla di sua madre, disperata, sentite in sottofondo alla telefonata con cui il fratello l’avvertiva che il loro papà Rosario era mancato,
stroncato dalla leucemia. Quando poi è arrivata nella casa di famiglia, ad Aradeo (Lecce), Emma ha trovato una donna addolorata ma accogliente. Maria si è resa conto del dolore che doveva provare Emma. La cantante era legatissima a suo padre, amante della musica e della chitarra. È stato il primo ad indirizzarla verso quella passione, anche se Emma in un primo momento aveva dovuto per forza lavorare come commessa in un negozio vicino a casa, dove ancora oggi ogni tanto va a salutare le amiche e tra una chiacchiera e un’altra mette a posto gli abiti lasciati in disordine dalle clienti. Maria, che è una signora che non si è mai esposta e che ha sempre preferito rimanere nell’ombra, in quei giorni di dolore è stata molto vicina alla figlia, così come è stata vicino alla figlia quando si era dovuta curare per una forma tumorale che fortunatamente è stata superata.
Oggi Maria, forse perfino più di ieri, è una presenza fondamentale nella vita della nostra cantante che ha saputo affrontare le difficoltà, le esperienze negative, e trasformarle in emozioni per la sua forza interpretativa.
Già, perché il cuore, la vita, anche le sofferenze, aiutano a crescere, a maturare come persone, ad accrescere i talento. E una mamma queste cose le sa.










