Partecipare alle primarie del centrosinistra? «A disposizione, ma solo se serviranno a costruire un’idea di Paese». Ernesto Maria Ruffini non ha dubbi sul futuro del campo largo e su come dovrebbe funzionare il tanto agognato strumento per tenerlo compatto. Un orizzonte in cui si inserisce anche la sua «creatura» politica, Più Uno. Per la quale non esclude la possibilità che si trasformi in un partito vero e proprio.
È quanto emerso ieri a Bari, a margine del confronto a più voci sul futuro del Paese tenutosi al Portico dei pellegrini, nel borgo antico. A più voci perché, oltre all’avvocato ed ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, hanno preso parte noti esponenti della società civile e della politica del capoluogo.
Tra questi, Beppe Fragasso, ex presidente dell’Ance e vicino alla sinistra cittadina, il numero uno regionale del Sunia, Nicola Zambetti, il giornalista Onofrio Pagone e il segretario provinciale di Italia Viva, Stefano Franco. Una platea dunque trasversale, riunitasi a Bari per discutere di alcuni temi cruciali per la vita politica del Paese e della Puglia. In primis, la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica.
«Per noi è necessario risvegliare l’interesse di tutti per il destino di questo Paese – ha dichiarato Ruffini. – In Puglia, quasi il 60 per cento degli elettori non si è recato alle urne, quindi, il caro amico Antonio Decaro ha vinto con la maggioranza del 40 per cento». Il tema centrale, ha proseguito l’ex direttore dell’AdE, è «lo stato di salute della nostra democrazia, una responsabilità che chiunque dovrebbe sentire sulle proprie spalle».
Al centro del dibattito, anche la geopolitica e, in particolare, il declino delle democrazie occidentali. «Queste sono rimaste tali – ha spiegato Ruffini – in quanto democrazia è dare la possibilità ad ogni cittadino di partecipare ad un progetto». L’ex numero uno di AdE ha ammesso che le autocrazie «stanno prendendo forma nel mondo», descrivendole come caratterizzate dalla mancanza di fiducia «nella forza del dialogo tra maggioranza e opposizione» pensando che la prima possa «imporre le proprie decisioni, anche a livello globale».
La partecipazione diventa dunque uno strumento essenziale per contrastare l’avanzata di queste forme perverse di democrazia, «assumendoci la responsabilità di dare il nostro contributo, ridando linfa vitale al senso del voto e al senso della democrazia». Forme di governo che si caratterizzano anche da un inasprimento del dibattito tra le forze politiche, rischio in cui incorre anche il nostro Paese. Da qui la necessità di «riconoscere ciò che di comune c’è tra tutti noi, senza alzare steccati, mettersi distintivi o sigle. Sono cose che cercano di disunire o mettere dei limiti alle proprie posizioni e a quelle degli altri».
Un tema che diventa centrale anche per il centrosinistra, chiamato a decidere cosa essere da grande dopo la debacle del governo Meloni al referendum costituzionale e le prime crepe nell’esecutivo. Per tenere insieme i cocci di uno schieramento che raccoglie dentro di sé Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Avs, Italia Viva e varie forme di civismo, si prospetta il ricorso alle primarie. Uno strumento, però, ancora dai contorni confusi.
«Se saranno un modo per individuare una visione di Paese e ci saranno, do la mia disponibilità. Se saranno solo un modo per trovare un nome, non credo che saranno utili al centrosinistra». Da qui la possibilità che Più Uno (dal nome del libro dello stesso Ruffini), progetto politico che attraverso l’inagurazione di comitati si sta espandendo su tutto il territorio nazionale, diventi un partito politico. «Lo decideremo tutti insieme».










