L’onda d’urto del blitz militare israeliano contro la flotta umanitaria diretta a Gaza è arrivata fino in Puglia. A poche ore dalla notizia dell’abbordaggio e del sabotaggio delle imbarcazioni della Sumud Flotilla al largo di Creta, Bari ha risposto scendendo in strada. In piazza Umberto è in corso un presidio di solidarietà organizzato dagli attivisti locali per denunciare l’accaduto e lanciare richieste precise alle istituzioni cittadine e nazionali.
Il messaggio dei manifestanti è perentorio. «Siamo qui per chiedere l’immediata liberazione delle attiviste e degli attivisti sequestrati da Israele, ma anche la chiusura del consolato israeliano di Bari», ha dichiarato Viviana Guarini, portavoce della Global Sumud Flotilla Puglia. «È impensabile continuare ad avere in città la rappresentanza di uno Stato che continua a violare sistematicamente il diritto internazionale».
La protesta punta il dito anche contro l’esecutivo italiano: «Chiediamo al Governo di non limitarsi alle dichiarazioni di condanna, ma di sospendere ogni tipo di rapporto economico e militare con Israele e di mettere in atto sanzioni reali».
L’accusa a Europa e Italia
Dal presidio barese emergono ulteriori dettagli drammatici sull’operazione navale avvenuta in acque internazionali ed europee. «Metà delle barche sono state intercettate – prosegue Guarini – e di altre non abbiamo più notizie perché i motori sono stati distrutti e messi fuori uso».
La rabbia della piazza si rivolge anche contro l’inazione della diplomazia occidentale. «Purtroppo non siamo sorpresi di quanto è successo», aggiunge Francesca Amoruso, referente del movimento per la città di Bari. «Israele si sente libero di fare quello che vuole semplicemente perché l’Unione Europea e l’Italia non condannano con fermezza le sue azioni. Noi oggi siamo qui per esprimere solidarietà ai nostri compagni e alle nostre compagne, per dire loro che non sono soli, ma che sono prigionieri del governo sionista».









