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Chiesto l’arresto per il vice sindaco di Torricella: nell’inchiesta le gare per piscina e waterfront

Turbativa d’asta, riciclaggio e corruzione. Terremoto al Comune dopo il blitz dei carabinieri è scattata la richiesta di arresto per il vice sindaco Michele Franzoso accusato per alcuni appalti sospetti. Sono dodici in tutto i destinatari di misure cautelari, l’interrogatorio preventivo è stato fissato al prossimo 2 aprile dal giudice per le indagini preliminari, Giovanni…
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Turbativa d’asta, riciclaggio e corruzione. Terremoto al Comune dopo il blitz dei carabinieri è scattata la richiesta di arresto per il vice sindaco Michele Franzoso accusato per alcuni appalti sospetti. Sono dodici in tutto i destinatari di misure cautelari, l’interrogatorio preventivo è stato fissato al prossimo 2 aprile dal giudice per le indagini preliminari, Giovanni Caroli.

Franzoso, anche assessore ai Lavori Pubblici, è finito nelle maglie dell’inchiesta della Procura di Taranto per presunte irregolarità nel settore degli appalti pubblici per alcune gare indette dal Comune. Il pm, Enrico Bruschi, contesta a vario titolo diversi reati, dalla turbativa d’asta alla corruzione fino all’autoriciclaggio e al peculato, per atti contrari al dovere d’ufficio.

I carabinieri della compagnia di Manduria, che hanno portato avanti le indagini, hanno notificato dodici avvisi di garanzia, i destinatari sono tecnici comunali, imprenditori e amministratori. In base a quanto sostiene l’accusa alcune gare sarebbero state pilotate. Per nove indagati è stata richiesta la custodia cautelare in carcere per altri due invece i domiciliari.

Il contesto

Sotto la lente d’ingrandimento della procura ci sono interventi pubblici, come la piscina comunale e il waterfront della frazione di Monacizzo, e i lavori per alcune strutture sportive. Nell’inchiesta sono coinvolti anche un consigliere comunale, un dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Torricella, un avvocato e alcuni imprenditori. L’inchiesta avviata punta a fare piena luce sulle responsabilità e i rapporti tra gli amministratori della cittadina in provincia di Taranto e gli operatori economici nella gestione degli appalti.

Sarebbe stato proprio Michele Franzoso, secondo la Procura, a chiedere e ottenere mazzette per favorire qualche imprenditore. Oltre a Franzoso sarebbero coinvolti anche il dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune, Luigi De Marco in pensione da alcuni mesi, gli imprenditori Pietro Calò, Giovanni Antonucci, Antonio e Bruno Marinò, Raffaele Giannoccaro, Giovanni Collocola, Pietro ed Enrico Corona, Gaetano Marco Mangione. Nelle maglie della giustizia sono finiti anche Manuel Menza, nipote di Franzoso, e l’avvocato Dante Gemma.

I due secondo l’accusa, avrebbero turbato la procedura esecutiva del Tribunale di Taranto per la vendita di tre immobili che erano stati sottratti proprio a Franzoso il quale, in buona sostanza, avrebbe raccolto il denaro dagli imprenditori per versare l’acconto e partecipare all’asta giudiziaria e riacquistare i beni. Sotto accusa anche il consigliere comunale Pierino Lacaita, il figlio e il suocero di quest’ultimo per peculato perché avrebbero utilizzato beni comunali a scopi personali.

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