Una nota società di trasporti dovrà pagare 200mila euro a un lavoratore tarantino, inquadrato come autista ma che, in realtà, gestiva anche spedizioni. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione nonostante l’uomo avesse fosse dipendente di una cooperativa locale con contratto di lavoro subordinato a tempo parziale di 20 ore settimanali.
La Cassazione ha così sancito il diritto del lavoratore a ottenere il giusto compenso. Dagli accertamenti, infatti, è emerso che l’uomo lavorava dalle 7 alle 19, dal lunedì al venerdì, e anche per un sabato al mese.
I giudici hanno ritenuto corretto l’impianto delle sentenze di merito, evidenziando come l’attività fosse riconducibile a un appalto di servizi di trasporto strutturato e continuativo. In particolare, la Suprema Corte ha sottolineato l’affidamento al vettore dell’organizzazione complessiva del servizio, con mezzi e personale propri e con assunzione del rischio d’impresa, elementi ritenuti decisivi.
La vicenda trae origine dal ricorso presentato da un autista che aveva lavorato per oltre cinque anni in un centro di distribuzione tarantino, chiedendo il riconoscimento delle differenze retributive maturate.
Domanda accolta in primo grado e confermata in appello, fino al definitivo sigillo della Cassazione. Oltre alle mansioni di autista, il ricorrente era addetto ad altre operazioni quali la individuazione, presso il centro di distribuzione, dei pacchi da consegnare, la movimentazione della merce, il carico e lo scarico.
Soddisfazione è stata espressa dal difensore, Fabrizio Del Vecchio: «In una città come la nostra questo lavoro molto duro viene svolto sotto la pioggia e nel traffico da giovani e over 50 costretti ad accettare stipendi minimi. Si ristabilisce così la dignità del lavoro e delle retribuzioni».










