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Pressioni globali e libertà di stampa: l’allarme nella giornata mondiale dell’informazione

La libertà di stampa torna oggi al centro dell’attenzione con la Giornata mondiale dedicata al tema, istituita nel 1993 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite su impulso dell’Unesco. Una ricorrenza che richiama il valore dell’informazione libera e responsabile, considerata uno dei pilastri delle democrazie moderne. A ricordarne il significato è stato anche Papa Leone XIV che,…
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European Union foreign policy chief Kaja Kallas addresses the media after talks with Serbia's top officials in Belgrade, Serbia, Thursday, May 22, 2025. (AP Photo/Darko Vojinovic) Associated Press/LaPresse

La libertà di stampa torna oggi al centro dell’attenzione con la Giornata mondiale dedicata al tema, istituita nel 1993 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite su impulso dell’Unesco. Una ricorrenza che richiama il valore dell’informazione libera e responsabile, considerata uno dei pilastri delle democrazie moderne.

A ricordarne il significato è stato anche Papa Leone XIV che, al termine dell’Angelus domenicale, ha rivolto un pensiero ai giornalisti morti mentre raccontavano le atrocità dei conflitti. Un richiamo che arriva in un contesto internazionale segnato da guerre e repressioni, dove fare informazione resta spesso un’attività ad alto rischio.

La data del 3 maggio rimanda al seminario organizzato nel 1991 a Windhoek, in Namibia, da cui nacque la Dichiarazione di Windhoek: un documento che sancisce indipendenza, pluralismo e libertà dei media come condizioni essenziali dei diritti umani. La Carta sottolinea il diritto di ogni individuo a esprimersi e a cercare, ricevere e diffondere informazioni senza frontiere.

Eppure, nonostante i progressi, il quadro globale resta critico. Secondo Freedom House, circa 40 Paesi sono ancora classificati come “non liberi”, soprattutto in Asia e Africa. Nel rapporto “Freedom in the world 2026” si evidenzia come negli ultimi vent’anni la libertà di stampa e di espressione siano tra i diritti più colpiti da colpi di Stato, conflitti armati e repressioni autoritarie.

Un peggioramento denunciato anche da Reporter senza frontiere. «Il 2025 è stato l’anno più letale mai registrato per i giornalisti», ha ribadito l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas, chiedendo indagini e responsabilità per le uccisioni in Ucraina, Medio Oriente e Africa. «Il diritto all’informazione è sempre più minacciato», ha aggiunto, citando intimidazioni e cause legali che alimentano autocensura.

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