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Taranto, fondi Jtf anche per altri settori produttivi: Decaro non risponde

Taranto, fondi Jtf anche per altri settori produttivi: Decaro non risponde

Una delle caratteristiche principali del buon amministratore dovrebbe essere quella di saper ascoltare gli altri. E invece il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro pare sia sordo alle numerose richieste, comprese quella della stampa, che vorrebbe semplicemente conoscere i motivi per cui si ostina a non ampliare i codici Ateco, quelli che classificano le attività economiche, per quanto riguarda i bandi Pia e MiniPia del Just Transition Fund (Jtf) e di cui Taranto beneficerà, per un importo complessivo di 750 milioni di euro. Ma Decaro oltre a non ascoltare, legge, si informa, ma non risponde a nessuno.

Né agli imprenditori, né alla Confindustria di Taranto, né alla Confcommercio di Taranto e neanche al sindaco del capoluogo ionico. Pietro Bitetti gli ha riportato nel dettaglio quali codici Ateco andrebbero aggiunti per ampliare la possibilità di investimento e fare della transizione green un processo che non riguardi solo l’industria manifatturiera, liberandola dalla dipendenza dai combustibili fossili, ma che costituisca un cambiamento epocale per la città. Insomma se negli anni Sessanta lo Stato decise di fare di una tranquilla città affacciata sullo Jonio che viveva per lo più di pesca, cantieristica navale e agricoltura, il centro più grande della siderurgia europea, ora si potrebbe rivoluzionare quel paradigma che ha portato ricchezza e lavoro, ma anche disagi e morte e dare quindi una direzione, una prospettiva economica e sociale, basata su commercio, turismo, servizi e non principalmente sulle fabbriche sebbene «pulite».

Il sindaco di Taranto nella lettera spedita al dirigente del settore del Servizio Fondo Sociale Europeo della Regione, Pasquale Orlando, è stato molto esplicito chiarendo i motivi per cui si chiede l’inclusione di nuove attività economiche: «è volta a supportare la diversificazione economica e la resilienza del territorio, garantendo che i fondi Jtf non siano circoscritti al settore industriale, ma promuovendo un ecosistema urbano integrato in cui il commercio, l’artigianato e i servizi alla persona diventino pilastri del rilancio economico-sociale». Quindi non solo «grandi progetti infrastrutturali ma anche il tessuto economico diffuso, favorendo la diversificazione produttiva necessaria per lo sviluppo a lungo termine di Taranto». D’altronde la prima domanda da fare a Decaro potrebbe essere: presidente non crede che a decidere del futuro di Taranto debbano essere per primi i tarantini? E la seconda: presidente non pensa che il modello di città industriale possa non essere più il fulcro economico-sociale della città e possa subentrarne un altro?

Ma questo implica che il presidente sia disposto ad ascoltare e parlare. Cosa che al momento non avviene. Intanto l’assessore allo Sviluppo economico e al lavoro, Eugenio Di Sciascio, una riposta ufficiale l’ha data e ha dovuto darla, in quanto c’era stata una interrogazione a risposta da parte del consigliere regionale Massimiliano Di Cuia (Forza Italia). Questi, considerato che «Le risorse a disposizione sembra non siano pienamente utilizzate e che dopo la sospensione dei Pia e MiniPia, tali risorse diventerebbero fondamentali per le tante imprese che avevano programmato investimenti e che, senza il sostegno di quei contributi, potrebbero essere costrette a rinunciarvi» interrogava il presidente e l’assessore «per sapere quali iniziative la Giunta Regionale intende adottare, confrontandosi anche con il governo nazionale, affinché le misure per Taranto, finanziate con Jtf, vengano aperte a una più amplia platea di beneficiari».

La risposta di Di Sciascio intanto ribadisce che i fondi della Transizione servono per i processi di riconversione e diversificazione industriale e produttiva «si è ritenuto opportuno evitare un approccio esteso anche ad attività a minor impatto ambientale, concentrando le risorse, non elevate, verso l’industria manifatturiera, maggiormente dipendente dall’uso dei combustibili fossili» tutto finalizzato al raggiungimento degli obiettivi dell’Unione europea. Una risposta quindi che non lascerebbe spazio all’eventuale allargamento della platea, da quello che scrive Di Sciascio non si intravedono spiragli. In pratica non è un «no» secco ma ribadisce che i fondi del Jtf servono per il comparto industriale. A questo punto sarebbe anche opportuno che il presidente e l’assessore chiariscano definitivamente quale dovrà essere il futuro di Taranto che, in tal modo resterà un polo industriale, sostenibile quanto vuoi, ma sempre industriale.

Il consigliere Di Cuia comunque non si è perso d’animo e ha chiesto un’audizione urgente in Commissione. «Vogliamo capire perché la Regione non ampli la platea dei beneficiari, escludendo numerosi codici Ateco dalla possibilità di partecipare alle misure previste e vogliamo capire se tecnicamente sia possibile fare un’inversione di marcia. Ce lo chiedono gli operatori economici e ancora non abbiamo ricevuto lumi a riguardo». La risposta scritta di Di Sciascio non lo ha certo soddisfatto. «Ho ricevuto una risposta “sbiadita” e poco chiara, ma che certamente non apre alcuno spiraglio. Ergo, non sembra che la Giunta regionale intenda fare dietrofront. Tuttavia, è assurdo, laddove le norme lo consentano, che non sia data la possibilità di accesso a risorse importanti anche alle aziende che operano nel settore turistico, sportivo, dei trasporti, del commercio o dell’artigianato. Però, ora vogliamo fare un passo in avanti e sono certo che la Commissione sarà il luogo istituzionale adatto per avere un quadro preciso della situazione e avviare un dialogo proficuo nell’interesse del tessuto economico tarantino». Staremo a vedere soprattutto per capire cosa osta a una procedura che, almeno sulla carta, non sembra così difficile.