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Bari si candida a capitale europea del commercio, ma i negozi continuano a chiudere

Bari si candida a capitale europea del commercio, ma i negozi continuano a chiudere

Accendere i riflettori sulle relazioni umane, unico mezzo per garantire lo sviluppo del commercio di prossimità. È con questa idea che la città di Bari gareggerà per aggiudicarsi il titolo di Capitale Europea del commercio 2027. A spiegarlo è stato l’assessore allo sviluppo locale Pietro Petruzzelli che ha dichiarato: «Questa candidatura vuole valorizzare il lavoro fatto in questi anni dall’amministrazione, che ha messo in campo sostegni innovativi per le imprese di vicinato, ma vuole anche ricordare che il commercio sta attraversando una forte crisi e pensiamo possa trovare una via d’uscita puntando sulla comunità, sui rapporti umani».

E infatti, sempre più negozi chiudono e le attività storiche faticano ad andare avanti. Per questo anche i commercianti vorrebbero puntare sul rapporto diretto con la clientela per far tornare a splendere il tessuto commerciale barese. In particolare, la presidente dell’associazione commercianti via Manzoni, Patrizia Lucamante, ha rivolto l’attenzione ai giovani. «Loro sono il futuro – ha spiegato- devono pensare di fare acquisti nei negozi di vicinato, il negozio è il cuore pulsante di tutte le città italiane». Le attività di prossimità poi, hanno perso sempre di più importanza a causa dello sviluppo dello shopping online e a proposito Lucamante ha spiegato che le attività fisiche «Sono dei servizi che i giovani hanno a disposizione, così possono avere un consiglio sull’abbinamento di un colore, possono decidere sull’acquisto di un oggetto, tutto questo lo hai se ti rivolgi a un essere umano».

L’amministrazione in questi anni ha lavorato proprio in questo senso. Infatti, il capoluogo pugliese ha già attivo il programma «D_ Bari», un quadro strategico con cui il Comune ha costruito una nuova agenda per le economie urbane e il commercio di prossimità, dando vita a politiche che hanno coinvolto centinaia di negozi, botteghe e attività economiche della città. Da questo progetto sono nate misure concrete come «Un negozio non è solo un negozio», che ha sostenuto l’innovazione delle attività commerciali in grado di determinare anche valore sociale per la comunità, «Impresa Prossima», dedicata alla nascita di nuove imprese di quartiere, «Bari Artigiana», per valorizzare il saper fare artigiano, «Scuola Barese del Commercio», un ciclo di workshop per migliorare le competenze dei commercianti della città e «Strade Vive», il nuovo strumento pensato per sostenere l’aggregazione tra commercianti e la costruzione di reti commerciali di strada.

A tutto questo però, la presidente dei commercianti di via Manzoni, ha spiegato: «Si aggiunge che per lo sviluppo del commercio di prossimità occorre puntare sulla diversificazione della città e sui servizi offerti». «Vanno bene gli autobus – ha ricordato- ma servono anche parcheggi, chiunque deve poter raggiungere i negozi, con la macchina, con la bici, con i mezzi pubblici». Non solo, servirebbe anche diversificare le attività. «In via Manzoni – ha fatto notare Lucamante – mancano una libreria e una gelateria, sarebbe bello avere anche associazioni culturali». Dunque, la candidatura a capitale del commercio europea è un grande orgoglio per i commercianti, ma la strada per sostenere il commercio di prossimità è ancora lunga.