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Iran, diplomazia in stand-by: ipotesi raid su Kharg e siti militari

Iran, diplomazia in stand-by: ipotesi raid su Kharg e siti militari

Tornano a salire le tensioni attorno all’Iran, con un possibile nuovo scontro tra diplomazia e opzione militare che coinvolge Stati Uniti e Israele. Dopo il rientro dal viaggio in Cina, il presidente americano Donald Trump avrebbe accelerato le valutazioni su come uscire dallo stallo negoziale con Teheran, mentre resta formalmente aperto il canale diplomatico, anche grazie a iniziative regionali come la visita del ministro degli Interni del Pakistan a Teheran.

Sul fronte opposto, però, lo scenario di un’escalation appare sempre più concreto. Secondo il New York Times, Washington e Tel Aviv starebbero preparando possibili operazioni militari coordinate, con l’obiettivo dichiarato di farsi trovare pronti già dalla prossima settimana. Fonti dei media israeliani ipotizzano che una decisione politica possa arrivare nel giro di 24 ore. Trump, da parte sua, ha rilanciato la pressione su Teheran, avvertendo che, in assenza di un accordo soddisfacente, l’Iran «passerà un brutto momento».

Tra le opzioni allo studio figurerebbe anche un’azione di terra condotta da reparti speciali per recuperare materiale nucleare in aree colpite da bombardamenti. Una soluzione giudicata complessa e ad alto rischio, che implicherebbe un ampio dispiegamento di forze e un possibile confronto diretto con le truppe iraniane. Più probabile, secondo gli analisti, il ritorno a raid aerei su siti militari e infrastrutture strategiche, oppure operazioni mirate sul nodo energetico dell’isola di Kharg, cruciale per l’export petrolifero iraniano nel Golfo.

Teheran, intanto, continua a muoversi sul piano diplomatico. Il presidente Masoud Pezeshkian ha inviato una lettera a Papa Leone XIV, ringraziandolo per il richiamo a una «pace giusta» e ribadendo la disponibilità dell’Iran al dialogo, pur nel quadro della «legittima autodifesa». Nello stesso messaggio, Pezeshkian ha invitato la comunità internazionale a contrastare quelle che definisce «politiche avventuristiche e pericolose degli Stati Uniti».

Sul fondo resta il nodo dello Stretto di Hormuz, con il transito marittimo che rimane uno dei punti più sensibili dell’intera crisi. La tv di Stato iraniana riferisce di contatti tra Teheran e alcuni Paesi europei per garantire il passaggio delle navi, mentre Cina, Giappone e Pakistan avrebbero già attraversato l’area senza incidenti.