«La decisione dei giudici di confermare il blocco dell’area a caldo dell’ex Ilva segna un punto dal quale non si può più tornare indietro». Lo afferma il senatore e vicepresidente del Movimento 5 stelle, Mario Turco, commentando la decisione della Corte d’Appello civile di Milano che ha respinto la richiesta di sospensiva di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria, in merito allo stop dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto, previsto per il 28 ottobre prossimo.
«Le sentenze si rispettano e la tutela della salute, della vita e della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini viene prima di qualsiasi altra considerazione», sottolinea Turco, evidenziando che «il Governo adesso non ha più alibi e soprattutto non può continuare a perdere tempo aspettando che siano i tribunali a decidere quale debba essere il futuro industriale di Taranto».
Il senatore tarantino sottolinea che «da anni chiediamo una scelta politica chiara: superare definitivamente la produzione a carbone e chiudere l’area a caldo, garantendo contemporaneamente occupazione, bonifiche e nuove prospettive industriali, oltre che la riconversione economica, sociale e culturale del territorio. Non è accettabile mettere i cittadini contro i lavoratori, perché Taranto ha diritto sia alla salute sia al lavoro».
Per Turco, «a questo punto il Governo deve convocare immediatamente istituzioni locali, organizzazioni sindacali e rappresentanze delle imprese per costruire un vero Accordo di programma per Taranto, con risorse, tempi e responsabilità certe. Occorre – sostiene il pentastellato – mettere in sicurezza gli impianti, avviare e accelerare le bonifiche, garantire tutti i lavoratori diretti e dell’indotto e costruire nuove attività produttive realmente sostenibili. Deve essere inoltre assicurata la sospensione di qualsiasi procedura di licenziamento nell’indotto. Il Governo ha avuto quasi quattro anni per predisporre un’alternativa e invece ha continuato a rinviare, tra gare fallite, decreti e annunci. Ha persino cancellato investimenti e progetti del governo Conte II, come il miliardo del Pnrr, le risorse destinate all’insediamento Ferretti e Renexia».
Turco evidenzia che «non si può chiedere ancora una volta a Taranto di pagare il prezzo dell’assenza di una politica industriale nazionale. La sentenza di oggi chiude definitivamente il tempo dei rinvii. Meloni venga in Parlamento e dica cosa intende fare. La città non può essere lasciata sola davanti alle conseguenze di una crisi che lo Stato trascina da quattordici anni. Ora servono decisioni, risorse e un futuro diverso per Taranto», conclude.
