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Lavoro, l’occupazione tocca il record storico del 63,1%, ma risale lievemente anche la disoccupazione

Istat registra oltre 24,3 milioni di occupati in Italia mentre il tasso dei disoccupati arriva al 5,6%: calano ancora gli inattivi e gli scoraggiati

Lavoro, l’occupazione tocca il record storico del 63,1%, ma risale lievemente anche la disoccupazione

Nel secondo trimestre 2026 l’Istat ha registrato in Italia un tasso di occupazione record tra i 15 e i 64 anni al 63,1%, con un incremento di 0,4 punti rispetto al primo trimestre che segna il valore più alto dall’inizio delle serie storiche. Il numero degli occupati tocca il massimo storico di 24 milioni 363mila unità, mentre il tasso di disoccupazione risale lievemente al 5,6% (+0,1 punti). Le persone in cerca di occupazione si attestano a un milione 440mila: l’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, è cresciuto dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,3% in confronto al secondo trimestre 2025, periodo nel quale il Pil è aumentato dello 0,2% in termini congiunturali e dell’1,0% in termini tendenziali.

La spinta dei contratti a tempo indeterminato e l’andamento dei dati destagionalizzati

Il numero di occupati, al netto degli effetti stagionali, sale a 24 milioni 363 mila (+155 mila sul trimestre precedente) a seguito della crescita dei dipendenti: sia a tempo indeterminato (+120 mila, +0,7%) sia a termine (+18 mila, +0,7%) e degli indipendenti (+17 mila, +0,3%). Aumenta anche il numero di disoccupati (+31 mila, +2,2% in tre mesi) e diminuisce quello degli inattivi di 15-64 anni (-185 mila, -1,5%): salgono i tassi di occupazione e disoccupazione mentre scende il tasso di inattività al 33,0% (-0,5 punti). Nel confronto tendenziale prosegue, più intensa rispetto al trimestre precedente, la crescita del numero di occupati (+246 mila, +1,0% in un anno) che coinvolge i dipendenti a tempo indeterminato (+1,0%) e gli indipendenti (+2,4%), a fronte di un nuovo, ma più contenuto, calo dei dipendenti a termine (-1,2%).

Le dinamiche dell’ultimo anno sui tassi e sulle imprese

Nel secondo trimestre 2026, sulla base dei dati non destagionalizzati, continua, meno intensa rispetto al periodo precedente, la riduzione del numero di disoccupati (-167 mila, -9,8% in un anno), mentre torna a diminuire quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-140 mila, -1,2%). I tassi seguono la stessa dinamica: quello di occupazione sale al 63,4% (+0,7 punti in un anno), quello di disoccupazione scende al 5,9% (-0,7 punti) e quello di inattività al 32,5% (-0,3 punti). Dal lato delle imprese, le posizioni lavorative dipendenti presentano una dinamica positiva su base congiunturale (+0,3% in tre mesi), più contenuta nella componente a tempo pieno (+0,2%) rispetto a quella a tempo parziale (+0,5%), con la quota dei part-time che si attesta al 28,9%.

Aumento del costo del lavoro e crollo degli scoraggiati

Nel confronto tendenziale le posizioni lavorative registrano un incremento dell’1,3%, sostenuto da una crescita analoga nelle componenti a tempo pieno e parziale: particolarmente positivo è l’andamento delle posizioni in somministrazione, che registrano un aumento del 2,0% sul trimestre precedente e del 3,0% su base annua. Il tasso dei posti vacanti è pari all’1,5%, in diminuzione sia rispetto al trimestre precedente (-0,2%) sia nel confronto tendenziale (-0,3%). Il costo del lavoro per Unità di lavoro equivalente a tempo pieno (Ula) mantiene un andamento positivo rispetto al trimestre precedente (+0,5%), sostenuto dalla crescita sia delle retribuzioni (+0,4%) sia dei contributi sociali (+0,8%): su base annua, il costo del lavoro continua a registrare una crescita significativa (+2,8%), soprattutto nella componente dei contributi sociali (+3,4%) in confronto a quella delle retribuzioni (+2,7%).

Il divario di genere tra i motivi familiari dell’inattività

La riduzione del numero di inattivi registrata nel secondo trimestre 2026 (-140mila sul secondo trimestre 2025 sulla base dei dati non destagionalizzati) è dovuta in particolare alla diminuzione degli scoraggiati (-107 mila, -14,2% rispetto al secondo trimestre 2025), ovvero quanti non cercano un impiego perché ritengono di non riuscire a trovarlo e di quanti non cercano lavoro per motivi familiari (-194 mila, -6,1%). Prosegue invece l’aumento di coloro che sono in attesa degli esiti di passate azioni di ricerca (+173 mila, +33,6%) e di quanti sono in pensione o non interessati a lavorare (+67 mila, +4,4%). Per quanto riguarda chi non cerca lavoro per motivi familiari, mentre per gli uomini il tasso scende del 27,8%, per le donne si limita al -5% e sono ancora 2 milioni 901mila a fronte di appena 108mila uomini: gli inattivi tra i 15 e i 64 anni, sempre sulla base dei dati destagionalizzati, sono nel complesso 12 milioni 54mila in calo dell’1,2% sull’anno precedente, mentre gli scoraggiati si attestano a 644mila in calo del 14,2%.