Restano dietro le sbarre i quattro giovanissimi (due di 15 e due di 16 anni) accusati di aver partecipato al brutale omicidio di Bakari Sako, il bracciante maliano ucciso il 9 maggio nella Città Vecchia. La Gip del Tribunale per i minorenni, Paola Morelli, pur non convalidando il fermo, ha disposto per tutti la custodia cautelare in Istituto Penale Minorile, ravvisando nei loro confronti gravi indizi di colpevolezza.
Nonostante la facoltà di non rispondere durante gli interrogatori di garanzia, i ragazzi hanno rilasciato dichiarazioni spontanee che, paradossalmente, hanno finito per blindare le accuse. Pur tra lacune e tentativi di difesa, i minori hanno ammesso la presenza in piazza Fontana e la partecipazione attiva all’aggressione con calci, pugni e spintoni. Hanno inoltre confermato l’inseguimento della vittima fin dentro il bar e il successivo trascinamento del corpo all’esterno.
Per la giudice sussiste l’animus necandi (l’intenzione di uccidere), quantomeno nella forma del dolo eventuale: il gruppo avrebbe accettato il rischio che un’azione collettiva così violenta potesse causare la morte dell’uomo. Cade invece, per il momento, l’aggravante dei futili motivi: il movente resta ancora troppo nebuloso. Dubbi anche sull’arma del delitto: non vi è certezza che il coltello consegnato spontaneamente da uno degli indagati sia quello effettivamente usato per i tre fendenti fatali.
Chiuso il bar di piazza Fontana
Parallelamente al fronte giudiziario, scatta la linea dura sul fronte della sicurezza pubblica. Il Questore di Taranto, Michele Davide Sinigaglia, ha disposto la sospensione della licenza per 60 giorni per il bar dove Bakari Sako cercò inutilmente rifugio.
Il provvedimento non nasce solo dal tragico evento del 9 maggio, ma anche dai risultati di precedenti controlli della Polizia Amministrativa. All’interno e nei pressi del locale, infatti, erano stati identificati numerosi pregiudicati per reati gravi, dall’associazione per delinquere allo spaccio di droga. Una situazione di «concreto pericolo per l’ordine pubblico» che ha spinto le autorità a disporre l’immediata serrata dell’attività.
