Attraversare un tempo che non si lascia confinare nelle teche. Al Museo archeologico nazionale di Taranto (MArTA) la storia diventa una narrazione che prende forma con reperti, manufatti e testimonianze in grado di far rivivere le vicende delle civiltà che hanno abitato il Mediterraneo. Il percorso accompagna il visitatore dal Paleolitico al Medioevo, seguendo il filo di una delle più straordinarie collezioni archeologiche d’Europa, restituendo tutta la centralità di Taranto nella storia della Magna Grecia e delle culture che, nel corso dei millenni, hanno trasformato questo lembo di Puglia in un crocevia di popoli, commerci, conoscenze e idee.
Sala dopo sala affiorano i celebri «Ori di Taranto», le sculture, le ceramiche a figure rosse e nere, i corredi funerari provenienti dalle necropoli, gli oggetti della vita quotidiana e le numerose testimonianze che documentano oltre trentamila anni di presenza umana.
Ogni reperto diventa così la pagina di un libro speciale che parla di archeologia, arte e ricerca scientifica che si intrecciano, delineando i contorni di una città che per secoli è stata uno dei principali centri del Mediterraneo.
Il valore del MArTA, del resto, risiede proprio nella sua capacità di andare oltre la semplice esposizione di opere. È un luogo dove la sperimentazione diventa linguaggio artistico. In questa prospettiva si inserisce la mostra appena conclusa «Forme senza tempo. Roberto Capucci dialoga con il MArTA». L’esposizione ha proposto un incontro inedito tra le creazioni di Capucci e il patrimonio archeologico del museo, mettendo in relazione la ricerca formale del maestro dell’alta sartoria con una collezione che attraversa oltre trenta secoli di storia. Argille, ori, vetri, pietre e ceramiche hanno dialogato con sete, taffetas, georgette e lamé in un confronto di straordinaria intensità visiva, capace di restituire tutta la forza evocativa del rapporto tra antico e contemporaneo.
Le celebri architetture tessili di Capucci, considerate autentiche sculture da indossare, hanno trovato nei reperti archeologici interlocutori naturali. Le pieghe, i volumi, i colori e le geometrie degli abiti sembravano raccogliere l’eredità delle forme antiche, dimostrando come il gesto creativo dell’uomo possa attraversare i secoli senza perdere la propria capacità di emozionare attraverso la moda che diventa arte.
Questa vocazione al confronto e alla contaminazione culturale rappresenta oggi uno dei tratti distintivi del MArTA, sempre più protagonista di una rete internazionale di collaborazioni. Lo conferma la partecipazione alla mostra «Ispirazioni. Vite italiane dell’arte greca», allestita fino al 30 agosto presso il Museo dell’Acropoli di Atene, una delle istituzioni museali più prestigiose del mondo. Per questa importante esposizione il Museo archeologico nazionale di Taranto ha concesso in prestito tre autentici capolavori della propria collezione: Zeus di Ugento (530 a.C. circa), Kore di Montegranaro (510 a.C. circa) e Neck-anfora attica a figure nere con sirene ad ali spiegate (575-550 a.C.). Opere che mettono in risalto la profondità delle relazioni tra il mondo greco e l’Italia meridionale e che, esposte nel cuore di Atene, diventano ambasciatrici di una storia comune che continua a unire le due sponde del Mediterraneo.
Attraverso questi prestiti il MArTA conferma il proprio ruolo nella valorizzazione del patrimonio archeologico nazionale, contribuendo a costruire un dialogo culturale che supera i confini geografici e restituisce all’antica Taranto la dimensione internazionale che le apparteneva già oltre duemila anni fa.
