Un ex finanziere, il 65enne Stefano Tarantino, e una donna di 58 anni, Antonia D’Ippolito, entrambi di Manduria, sono finiti agli arresti domiciliari con l’accusa di essersi appropriati di denaro e proprietà, per un valore di circa due milioni di euro, di un anziano del posto.
Il provvedimento cautelare è stato eseguito dalla polizia di Stato su disposizione del gip Francesco Maccagnano, su richiesta del pubblico ministero Francesco Sansobrino.
I due indagati sono entrambi difesi dall’avvocato Lorenzo Bullo. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori del commissariato di Manduria, i due si sarebbero impossessati nel tempo di beni e somme appartenenti all’uomo, del quale si prendevano cura e che è deceduto a 89 anni nel febbraio del 2023.
Le indagini, condotte dagli agenti del locale commissariato e della squadra mobile di Taranto, hanno fatto emergere una serie di operazioni finanziarie e acquisizioni patrimoniali ritenute illecite.
Contestualmente all’esecuzione della misura cautelare, su richiesta della Procura è stato disposto il sequestro preventivo di beni riconducibili agli indagati: due terreni, cinque immobili e conti correnti. Parte del patrimonio sarebbe stata sottratta direttamente alla vittima, mentre altri beni sarebbero stati acquistati utilizzando il denaro dell’anziano.
Gli indagati sono accusati, in concorso, dei reati di circonvenzione d’incapace, indebito utilizzo di strumenti di pagamento diversi dai contanti e appropriazione indebita aggravata. La donna risponde anche del reato di truffa aggravata, commessa con abuso di relazioni domestiche ai danni di altri due anziani coniugi, rispettivamente sorella e cognato dell’89enne.
Le indagini sono state avviate a seguito della denuncia di una nipote dell’anziano. Secondo quanto ricostruito finora, la coppia avrebbe approfittato delle sue condizioni di fragilità mentale, peggiorate nel tempo, per convincerlo a compiere diversi atti a loro favore. In questo modo si sarebbero appropriati di denaro, titoli, terreni e immobili per oltre 2 milioni di euro. Dagli accertamenti è emerso, tra l’altro, l’uso delle carte bancarie dell’anziano con prelievi per almeno 85mila euro, l’apertura di un libretto di risparmio con delega alla donna e l’incasso di numerosi buoni fruttiferi: 156 per oltre 1,2 milioni di euro e altri 33, cointestati con i nipoti, per più di 700mila euro.
Parte del denaro sarebbe stata usata per acquistare immobili o trasferita su conti riconducibili agli indagati e ai loro familiari. Inoltre, sarebbero stati effettuati atti come la cessione della casa dell’anziano, la donazione di un terreno e la stesura di un testamento. Una consulenza psichiatrica ha evidenziato che l’uomo, già dal 2019, si trovava in una condizione di progressiva incapacità mentale e forte fragilità. Anche una perizia grafologica ha rilevato irregolarità: alcune firme sarebbero false, altre autentiche ma apposte quando l’anziano non era pienamente lucido.










