Fra non molto tempo sarà possibile decollare da Grottaglie per la Luna, che non dallo scalo jonico raggiungere con un volo di linea Roma o Milano. Almeno fino al 2035, sarà così. Non è fantascienza e non è un paradosso ma la semplice realtà, messa ormai nero su bianco nel Piano aeroporti 2026-2035, presentato a Roma dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. Con buona pace di tutti, soprattutto di chi aveva pensato all’aeroporto «M. Arlotta» di Grottaglie, dove ormai stanno per terminare i lavori della nuova aerostazione, come un possibile scalo per voli passeggeri privati e di linea.
Niente da fare, ci sarebbe da chiedersi a chi e a cosa servirà la nuova stazione se non ai piloti dei cargo o ai prossimi astronauti o semplici passeggeri spaziali. Eppure il modello pugliese è stato preso ad esempio in quanto ora al posto di 41 aeroporti italiani ci saranno 13 sistemi integrati. Il modello Puglia trionfa insomma con Bari scalo di rilevanza internazionale, Brindisi e Foggia nazionale e Taranto cargo e spazioporto.
La penalizzazione
Sarà pure un modello e qualcuno ne sarà pure orgoglioso, ma di fatto penalizza un’area, quella ionica, che già soffre una difficoltà enorme per quanto riguarda i trasporti. Ma per quale motivo Milano, Roma, Bologna potranno essere sia scalo per i cargo che per il trasporto passeggeri e Grottaglie invece no? Il governo Meloni e il ministro leghista hanno deciso insomma che Taranto dovrà continuare a vivere la marginalità che da tempo la connota, nonostante gli sforzi che la sana imprenditoria tenta da tempo di fare, facendola uscire dalle secche di un quasi isolamento. E la protesta contro questa decisione monta soprattutto sui social e investe i parlamentari tarantini a cominciare da Vito De Palma (FI), Dario Iaia e Giovanni Maiorano (FdI) alla Camera e Maria Vita Nocco (Fdi) al Senato.
Quale sarebbe la loro «utilità» per il territorio se non sono riusciti a difendere l’aeroporto di Grottaglie? «Bravissimi a gonfiare annunci e alimentare illusioni sui voli civili a Grottaglie, ma del tutto assenti, quando si tratta di portare a casa dei risultati. Per anni hanno venduto fumo ai tarantini. È poi al momento di decidere hanno ingoiato senza fiatare una pianificazione nazionale che umilia lo scalo ionico e taglia fuori un’intera provincia». Ma la protesta non corre solo sui social. La consigliera regionale Annagrazia Angolano (Movimento 5 Stelle) va giù anche più pesantemente e parla di penalizzazione di Taranto.
Territorio «isolato»
«I voli civili sono un diritto. Il nuovo Piano Nazionale Aeroporti 2026-2035 rappresenta un’offesa al territorio tarantino e a una delle infrastrutture più strategiche del Mezzogiorno. Relegare lo scalo «M. Arlotta» di Taranto-Grottaglie a solo spazioporto significa ignorare deliberatamente le necessità di mobilità di cittadini, imprese e lavoratori» . Il territorio ionico vittima di una marginalità infrastrutturale inaccettabile. «Taranto non ha l’alta velocità ferroviaria, non è direttamente connessa alla rete autostradale e i collegamenti con gli scali di Bari e Brindisi sono esigui e costosi per chi non possiede un’auto. Il Piano 2026-2035 continua a privilegiare lo scalo barese per i voli internazionali, negando a Taranto i collegamenti minimi con Roma, il Nord e le isole».
La consigliera inoltre fa notare come voli passeggeri e attività cargo possono benissimo convivere . «In tutta Europa, Milano, Roma, Bruxelles, Parigi, Francoforte, Londra, Istanbul, Madrid, Amsterdam e Lipsia e Colonia in Germania, le attività cargo (o altro) convivono perfettamente con i voli passeggeri. Solo a Taranto ci viene raccontato che lo spazioporto (per il quale pare manchi anche la certificazione ad hoc) esclude i voli di linea. È una tesi tecnicamente infondata e politicamente sbagliata». Infine Angolano ricorda l’enormità di risorse pubbliche già investite nell’infrastruttura, tra cui il rifacimento della pista di rullaggio, l’ampliamento dei piazzali, la bretella di collegamento e il terminal passeggeri, in fase di ultimazione. «Disponiamo di una delle piste più lunghe d’Italia e di un’aerostazione moderna. Se non c’è la volontà politica di garantire la continuità territoriale, lo si dica chiaramente ai cittadini e si rimetta in discussione il modello di gestione e la stessa concessione aeroportuale. Pretenderò rispetto per una delle più grandi aree urbane italiane. Sono certa che non sarò sola in questa battaglia. Taranto merita di volare, è un diritto dei tarantini».
