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Tumore al seno, ventiseimila firme per applicare la legge per gli screening gratuiti

Una diagnosi arrivata all’improvviso, la paura di una parola che cambia la vita, poi l’intervento chirurgico e la decisione di non fermarsi al dolore personale. La storia della dottoressa Francesca Rampino, 49 anni, mamma e professionista brindisina, sta attraversando tutta la Puglia grazie a una petizione che ha già superato le 26mila firme e che riporta al centro del dibattito pubblico il tema della prevenzione oncologica.
La sua è una richiesta precisa: applicare concretamente la legge pugliese del 2 febbraio 2022 che prevede l’estensione gratuita dello screening mammografico alle donne tra i 45 e i 49 anni e a quelle tra i 69 e i 74. Una norma approvata ormai da quattro anni ma non operativa.

La storia

Nel testo della petizione, Francesca Rampino racconta la sua esperienza con parole dirette. «Come molte donne, non pensavo che il cancro al seno potesse toccarmi», scrive. La scoperta del tumore arriva quasi per caso, dopo una visita senologica e un’ecografia effettuate privatamente alla fine di ottobre 2025, perché nelle agende della sanità convenzionata non c’erano disponibilità rapide. Da quel momento inizia un percorso fatto di esami, paure e cure.

Eppure, nella sua testimonianza, c’è spazio anche per riconoscere il lavoro della sanità pubblica quando riesce a funzionare. Dopo la diagnosi, infatti, la donna viene presa in carico dal reparto di Senologia dell’Ospedale «Perrino»: gli accertamenti vengono accelerati e l’11 dicembre 2025 affronta l’intervento chirurgico. Un’esperienza che le ha mostrato entrambe le facce del sistema sanitario: da una parte le difficoltà di accesso ai controlli preventivi, dall’altra la professionalità di medici e operatori.
È proprio da questa contraddizione che nasce la sua battaglia civile. «Perché una legge che tutela la salute delle donne non è ancora diventata pienamente operativa?», domanda Rampino. Una domanda che riguarda migliaia di pugliesi e che tocca un tema cruciale: la diagnosi precoce.

I dati

Secondo i dati dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, il tumore al seno è il più frequente tra le donne italiane. In Puglia si registrano oltre 3.100 nuove diagnosi annuali e circa 700 donne ogni 100mila abitanti si ammalano di carcinoma mammario.
Negli ultimi anni la partecipazione agli screening è cresciuta sensibilmente. Oggi circa due donne su tre nella fascia 50-69 anni effettuano regolarmente i controlli mammografici e la copertura regionale supera l’80%. Alcuni territori hanno raggiunto percentuali molto elevate: la Asl Bat arriva al 98,7% di copertura, Brindisi al 97,5%, mentre Taranto supera addirittura il 100% degli inviti previsti. Più indietro restano Bari, ferma al 71,5%, e Lecce al 67,8%. Numeri che dimostrano come la cultura della prevenzione stia crescendo, ma che allo stesso tempo evidenziano un problema strutturale: migliaia di donne tra i 45 e i 49 anni restano escluse dai programmi gratuiti ordinari.

Il nodo economico

Il nodo principale è economico. L’estensione dello screening mammografico viene infatti considerata «extra Lea», cioè fuori dai livelli essenziali di assistenza garantiti a livello nazionale. Questo significa che la Regione dovrebbe finanziare autonomamente il servizio con risorse aggiuntive. Una prospettiva oggi complicata dai problemi di bilancio della sanità pugliese.
Ma per Francesca Rampino la prevenzione non può essere trattata come una spesa secondaria. «La prevenzione non è un costo, ma una scelta di civiltà», scrive nella petizione, ricordando che una diagnosi precoce aumenta enormemente le possibilità di guarigione e riduce anche i costi sanitari futuri.