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Fondi Transizione, perché non replicare l’esempio del Sulcis in Sardegna?

Fondi Transizione, perché non replicare l’esempio del Sulcis in Sardegna?

Tornando indietro con la memoria, i minatori del Sulcis in Sardegna furono «maestri» dei braccianti pugliesi che, specie in terra di Capitanata, passarono dalla zappa al piccone per estrarre bauxite dal terreno argilloso. Allora i sardi vennero presi ad esempio e il loro modello replicato in terra pugliese. Non accade così oggi, però, per i fondi del «Just Transition Found» (376 milioni per il Sulcis e 750 milioni per Taranto) che contribuiranno a supportare i territori che affrontano grandi cambiamenti economici e sociali per la transizione ecologica.

L’esempio

Infatti, mentre il governo regionale della Sardegna – guidato, dal febbraio 2024, dalla pentastellata Alessandra Todde che gode anche del sostegno del Partito democratico – dà il via libera alla rimodulazione di una parte delle risorse provenienti dal Jtf per il Sulcis per 23 Comuni, dedicandoli alle «bonifiche ambientali, all’abitare accessibile e sostenibile, alla transizione industriale ed energetica», in terra di Puglia il governatore Decaro – che guida anch’egli una coalizione con Pd e M5S – resta insensibile alle richieste degli imprenditori, di Confindustria e Confcommercio tarantine e snobba le indicazioni dello stesso sindaco della città jonica, Piero Bitetti, che gli aveva facilitato il compito elencando anche i codici Ateco da aggiungere per ampliare le opportunità d’investimento e sostegno di categorie produttive che non fossero riferite solo al settore manifatturiero, rendendo così la transizione green, non solo una questione di «riconversione» industriale. Nel silenzio dei dem e pentastellati che, invece, in terra sarda hanno pungolato la richiesta di rimodulazione degli interventi.

La difesa

Decaro non risponde, ma parla il suo assessore allo Sviluppo economico. Eugenio Di Sciascio, alle prese in questi giorni con una serie di crisi industriali, liquida la faccenda della rimodulazione dei fondi Jtf con una lavata di mani: «Non dipende da noi. È Palazzo Chigi che deve dare il via libera». Ma su quali punti dare il via libera per la rimodulazione, l’assessore resta vago: «Il grosso dei fondi è dedicato al welfare per sostenere i lavoratori in cassa integrazione e un’altra fetta andrà ai processi di bonifica del territorio. Se non recuperiamo l’ambiente non possiamo garantire qualità di vita a chi vive in zone ad alto inquinamento». In pratica, aria buona, ma pancia vuota. Con buona pace della gestione degli impianti sportivi che i Giochi del Mediterraneo lasciano sul territorio e rischiano di restare cattedrali nel deserto, degli investimenti già pronti per una compagnia di volo e per le aziende del territorio che invocano una rimodulazione.mau.tar.