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Sistema sanitario nazionale, una macchina inceppata che scarica sulle Regioni

Sistema sanitario nazionale, una macchina inceppata che scarica sulle Regioni
Foto dal sito Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana

Non è più soltanto un problema pugliese. I numeri della sanità italiana raccontano una crisi ormai strutturale che attraversa Nord e Sud, regioni storicamente virtuose e territori da anni sotto pressione. E la Puglia, con il suo disavanzo da 349 milioni di euro e la manovra sull’addizionale Irpef, finisce dentro un quadro nazionale molto più ampio fatto di costi fuori controllo, finanziamenti insufficienti e tasse regionali sempre più utilizzate per tappare i buchi dei bilanci sanitari.

A certificarlo sono, innanzitutto, i dati della Corte dei Conti riportati nel dossier regionale. Il grafico sul rapporto tra Fondo sanitario nazionale e spesa sanitaria effettiva mostra come i finanziamenti statali non riescano più a tenere il passo dei costi reali.
Nel 2025 il Fondo sanitario nazionale si ferma a 136,5 miliardi di euro, mentre la spesa sanitaria effettiva sale a 141,5 miliardi, con una forbice negativa di 5 miliardi destinata addirittura a crescere fino a 13,6 miliardi entro il 2029. Una voragine strutturale che finisce inevitabilmente per scaricarsi sui bilanci regionali. Ed è proprio questo squilibrio a spiegare perché negli ultimi anni siano andati in rosso anche sistemi sanitari considerati storicamente d’eccellenza.

I dati del monitoraggio del ministero dell’Economia mostrano che nel 2024 il Piemonte chiude con un passivo di 192 milioni di euro, l’Emilia Romagna con meno 197 milioni, la Toscana con meno 244 milioni, il Friuli Venezia Giulia con meno 353 milioni e la Sardegna con oltre 332 milioni di rosso. Persino la Provincia autonoma di Bolzano registra un disavanzo superiore ai 472 milioni, mentre il Trentino supera quota 312 milioni. Anche regioni tradizionalmente considerate solide come la Liguria chiudono con quasi 98 milioni di perdita e l’Abruzzo con oltre 113 milioni. La Puglia si ferma a meno 132,4 milioni nel 2024: un dato pesante, ma tutt’altro che isolato nel panorama nazionale. Complessivamente il disavanzo sanitario italiano è passato da meno 1 miliardo nel 2015 a oltre meno 2,5 miliardi nel 2024.
Dentro questa cornice la Regione Puglia prova a sostenere che non esista un «caso Puglia», ma una crisi generalizzata del sistema sanitario italiano. Anche se lo sbilancio del 2025 fa saltare sulla sedia.

Una tesi rafforzata anche dall’esplosione della spesa farmaceutica, cresciuta del 23,5% in tre anni secondo i dati richiamati nel dossier, oltre che dall’aumento dei costi per il personale sanitario, le assunzioni e i rinnovi contrattuali. Resta però il nodo politico più delicato: come coprire i buchi di bilancio. Ed è qui che entra in gioco la leva fiscale. I dati sulle addizionali Irpef mostrano che molte Regioni hanno già portato la tassazione ai livelli massimi per sostenere la sanità. In Campania l’aliquota per i redditi fino a 15 mila euro è già al 2,03%, mentre Lazio, Molise, Liguria, Umbria e Calabria sono all’1,73%. Nella fascia tra 15 mila e 28 mila euro Lazio e Molise arrivano addirittura al 3,33%, l’Abruzzo al 3,18%, la Liguria al 3,02% e l’Umbria al 2,96%.

Ancora più pesante il quadro per i redditi medi e alti: tra 28 mila e 50 mila euro Molise, Lazio e Calabria viaggiano già al 3,33%, la Toscana al 3,32% e il Piemonte al 3,31%. Sopra i 50 mila euro quasi tutte le grandi regioni hanno ormai raggiunto il tetto massimo del 3,33%, dalla Campania al Lazio, passando per Emilia Romagna, Liguria, Calabria e Piemonte. In questo scenario anche la Puglia si prepara a un forte aumento dell’addizionale. Per i redditi fino a 15 mila euro l’aliquota resterà invariata allo 0,1%, mentre salirà allo 2,13% per la fascia tra 15 e 28 mila euro, al 3,23% tra 28 e 50 mila euro e al 3,33% oltre i 50 mila euro, collocando di fatto la regione tra quelle con la pressione fiscale sanitaria più elevata d’Italia. La Regione rivendica la scelta di salvaguardare i redditi bassi e di concentrare il peso della manovra sulle fasce più alte. Ma al di là delle percentuali e delle simulazioni, il dato politico resta evidente: la sanità regionale italiana si regge sempre più su tagli, manovre fiscali e coperture straordinarie. E mentre i costi continuano a correre più velocemente del Fondo sanitario nazionale, il rischio è che il peso del sistema finisca progressivamente scaricato sui bilanci regionali e direttamente nelle tasche dei contribuenti.