«Il provvedimento della Corte d’Appello di Milano sull’ex Ilva conferma la gravità di una situazione che denunciamo da anni: nelle attuali condizioni l’area a caldo rappresenta un pericolo concreto per la salute dei cittadini e per la sicurezza dei lavoratori». Così Mario Turco, senatore tarantino e vicepresidente del Movimento 5 stelle.
«I giudici – dice – hanno richiamato il deterioramento degli impianti, la presenza di amianto e le emissioni di polveri sottili, disponendo la sospensione dell’attività dell’area a caldo entro 90 giorni e subordinandone la ripresa alla rimozione dell’amianto e al ripristino di condizioni compatibili con la tutela della salute e della sicurezza. Non parliamo di cavilli ma della vita di un’intera comunità e della sicurezza di migliaia di lavoratori».
Per Turco, esiste un quadro giudiziario ormai consolidato. Già nel 2019 la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva accertato la violazione dei diritti dei cittadini di Taranto e l’insufficienza delle misure adottate dallo Stato contro l’inquinamento prodotto dallo stabilimento. «Per questo la nostra linea politica resta chiara: Taranto deve uscire definitivamente dal modello fondato sull’area a caldo e sul ricatto tra salute e lavoro, garantendo contemporaneamente occupazione, bonifiche e riconversione economica del territorio. Le decisioni della magistratura vanno rispettate e applicate. Non è accettabile che, ogni volta che un provvedimento giudiziario mette in discussione la prosecuzione dell’attuale modello produttivo, la risposta della politica sia contestarlo o approvare un nuovo decreto per aggirarne gli effetti», dice Turco, puntando il dito contro il governo Meloni.
«Dopo anni di decreti, commissariamenti e miliardi di risorse pubbliche, non esiste ancora un piano credibile per Taranto, non esiste una vera alternativa industriale e non sono state garantite a monte le risorse necessarie per accompagnare la transizione. Per realizzare una vera alternativa servono risorse straordinarie, almeno 8 miliardi da spendere in bonifiche, infrastrutture, nuovi insediamenti produttivi, ricerca, innovazione, formazione e nuova occupazione».
