Prima ancora del diritto di scegliere come morire, c’è quello di non essere condannati a vivere nel dolore. È su questa linea politica che la cannabis terapeutica entra nel confronto sul fine vita riaperto nel Consiglio regionale pugliese. Due questioni diverse, da non confondere, ma unite dalla stessa domanda: quanto vale la libertà del paziente se una possibilità riconosciuta dalle norme resta bloccata tra burocrazia, disparità territoriali e scarsa informazione? Il tema sarà al centro dell’incontro in programma oggi, dalle 19 alle 22, all’Hotel Nicolaus di Bari. Medici, docenti, farmacisti e istituzioni faranno il punto sulla «pluralità farmacologica garantita dalla Regione Puglia»: indicazioni cliniche, prescrivibilità, rimborsabilità e preparazioni galeniche.
La prospettiva
Quattro anelli della stessa catena. Se ne salta uno, il diritto alla cura rimane nelle delibere ma scompare dalla vita del malato. Il convegno cade mentre in via Gentile si prepara una battaglia destinata ad attraversare gli schieramenti. I consiglieri di centrodestra Napoleone Cera della Lega e Marcello Lanotte di Forza Italia hanno depositato una proposta di quattordici articoli sul suicidio medicalmente assistito, fondata su dignità, libertà di decisione e tutela delle persone fragili. La maggioranza lavora a un proprio testo e il capogruppo del Pd Domenico De Santis ha aperto al dialogo con le opposizioni. Sullo sfondo resta la proposta di Fabiano Amati, fermata nella passata legislatura. Il fine vita diventa così un banco di prova per l’intero Consiglio. In questo quadro, la terapia del dolore è il punto da cui la politica non può fuggire. Filomena Puntillo dell’Università di Bari e Consalvo Mattia della Sapienza illustreranno il sistema endocannabinoide e l’azione dei principi attivi. Mariateresa Giglio affronterà le evidenze nel dolore cronico, oncologico e non oncologico. Il passaggio più politico sarà affidato a Felice Antonio Spaccavento, presidente della commissione Sanità: misurare la distanza tra ciò che il medico può prescrivere e ciò che il Servizio sanitario rimborsa davvero.
A chiudere sarà il farmacista Ernesto Straziota, con le preparazioni galeniche da infiorescenze ed estratti titolati. Dosaggi, qualità e continuità delle forniture non sono dettagli: decidono se una cura sia sicura e accessibile. La cannabis medica non è una scorciatoia né una promessa miracolistica. E il contrasto al dolore non esaurisce il confronto sul fine vita. Ma obbliga la Regione a partire dai fatti: garantire cure palliative, terapie appropriate e percorsi omogenei, perché nessuna scelta può dirsi davvero libera se nasce dall’abbandono terapeutico o dalla solitudine del paziente. La sfida, dopo il convegno gratuito e su prenotazione, sarà portare quel diritto fuori dall’hotel e dentro ogni Asl pugliese.
