L’emergenza legata al grande stabilimento siderurgico di Taranto si arricchisce di un nuovo, drammatico capitolo che rischia di far esplodere una vera e propria bomba sociale sull’intera provincia ionica. L’Aigi, l’associazione che raggruppa le aziende dell’appalto e dell’indotto dell’ex Ilva, ha formalmente convocato i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb per il prossimo 10 settembre alle 9.30 nella propria sede. Al centro del confronto c’è la gestione delle procedure di licenziamento collettivo già avviate per oltre 2.500 lavoratori appartenenti a 28 imprese operanti all’interno del complesso industriale. Una decisione drastica, maturata di fronte all’imminente fermata dell’area a caldo – comprensiva di altiforni e acciaierie – prevista entro la fine di ottobre su disposizione della Corte d’Appello di Milano, che colpisce in modo diretto le ditte attive nei settori di produzione primaria.
L’incontro tra l’associazione datoriale e le organizzazioni sindacali si collocherà subito dopo una sequenza di appuntamenti cruciali sul piano istituzionale e giudiziario. Si svolgeranno infatti prima i tre vertici promossi dal Governo a Roma rispettivamente con gli enti locali, le associazioni di categoria e le sigle dei lavoratori; successivamente, il 9 settembre, la magistratura milanese dovrà pronunciarsi sull’istanza di sospensiva del decreto di fermata presentata da Ilva e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria.
Sulla gravissima situazione dell’indotto è intervenuto anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ribadendo la ferma volontà dell’esecutivo di scongiurare i licenziamenti di massa per evitare che le maestranze diventino le prime vittime incolpevoli di questo blocco produttivo. Tuttavia, secondo la visione dell’Aigi, le ripercussioni dell’eventuale stop travalicano i perimetri della fabbrica. «Il conto sociale non termina ai tornelli dello stabilimento», avverte l’associazione, riportando l’attenzione su una vasta rete d’imprese e professionisti che vive indirettamente della ricchezza prodotta dall’acciaieria.
Sulla base delle proprie analisi sulle oltre cento ditte terze operative nel sito, l’Aigi stima che esista un secondo livello dell’indotto composto da circa 2.700 addetti per un valore economico di oltre 150 milioni di euro all’anno. Una filiera articolata che comprende consulenti, laboratori di analisi, ditte di manutenzione, fornitori di materiali, autotrasportatori, assicurazioni e servizi di ingegneria.
In seguito alla conclusione dei Giochi del Mediterraneo, sul calendario di Taranto si avvicina la data spartiacque del 28 ottobre. L’Aigi sottolinea come sia irresponsabile fingere che lo spegnimento dell’area a caldo non travolga anche chi lavora esternamente. In assenza di un piano di rilancio immediato e credibile, la perdita di migliaia di stipendi industriali finirà per prosciugare l’intera economia locale.
