Nell’ambito dell’inchiesta della Procura jonica sulla gestione dello stabilimento siderurgico tra il 2019 e il 2024, figurano indagati di primissimo piano: tra questi spiccano i nomi di Aditya Mittal, amministratore delegato di ArcelorMittal, e di Franco Bernabè, ex presidente del Consiglio di amministrazione di Acciaierie d’Italia.
Le accuse
Aditya Mittal è accusato di associazione a delinquere insieme ad altre sette persone. Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe agito allo scopo di commettere una serie di reati contro l’ambiente, l’incolumità pubblica e la pubblica amministrazione per «massimizzare i profitti e ridurre al minimo indispensabile i costi» legati alla gestione del polo siderurgico. Dello stesso reato associativo rispondono, tra gli altri, l’ex amministratrice delegata Lucia Morselli, l’ex direttore di stabilimento Alessandro Labile e il dirigente Ispra Francesco Astorri, per i quali la Procura ha già avanzato la richiesta di arresti domiciliari.
Diversa la posizione di Franco Bernabè, indagato per truffa e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Gli inquirenti gli contestano di aver sfruttato le proprie relazioni per influenzare alti funzionari nazionali ed europei, inducendo in errore la Commissione Ue per ottenere indebitamente la restituzione di 238.512 quote di CO2 tra il 2020 e il 2023.
Il prossimo 3 novembre gli indagati per i quali sono state chieste misure cautelari e i dieci destinatari delle richieste di misure interdittive (tra cui membri dell’ex Comitato Ets e dirigenti finanziari) dovranno comparire davanti al gip Francesco Maccagnano per gli interrogatori preventivi.
