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Il Milan si aggiudica il derby della notte di Halloween: 3-1 all’Inter e Amorim respinge le critiche

I rossoneri sbancano San Siro trascinati da Pulisic, Rabiot e Moreira. Per la squadra di Chivu è la quarta sconfitta consecutiva nella stracittadina

Il Milan si aggiudica il derby della notte di Halloween: 3-1 all’Inter e Amorim respinge le critiche
(Foto Ansa)

Il derby della notte delle streghe va al Diavolo, capace di dare la risposta più rumorosa ai dubbi e alle contestazioni dopo il passo falso contro il Bologna. Un 3-1 che restituisce grande entusiasmo a Rúben Amorim, confermato a gran voce dal patron Gerry Cardinale (che ha anche anticipato l’arrivo imminente di Markus Krösche come nuovo Head Of Football). Non si tratta di un successo casuale o legato a episodi fortunati, ma di una prova fatta di personalità, intensità e concretezza, in cui i rossoneri sfruttano al massimo il proprio cinismo sbloccando il match con le prime tre conclusioni nello specchio firmate da Christian Pulisic, Adrien Rabiot e Diego Moreira.

Per l’Inter si accende invece una spia decisamente preoccupante: la squadra si ritrova sotto per 0-2 per la quinta volta in stagione, palesando grande insicurezza tra i pali. Con Ivan Provedel costretto al forfait per un attacco influenzale, Josep Martínez non offre quella sensazione di reale affidabilità necessaria in sfide di questo livello. Senza commettere le macroscopiche papere viste contro Real Madrid e Club Brugge, il portiere nerazzurro manca degli interventi decisivi capaci di cambiare l’inerzia della gara, subendo i colpi di genio di Rabiot e Moreira anche a causa di una posizione non ottimale o di scarsa reattività. Un divario speculare rispetto a quanto fatto da Mike Maignan: il capitano rossonero non può nulla sul colpo di testa di Alessandro Bastoni, ma riscatta l’espulsione di Bournemouth compiendo un miracolo su Djed Spence, sventando il possibile 2-2 con un riflesso prodigioso sporcato da Amadou Diawara, oltre a trasmettere totale sicurezza nelle uscite alte sui numerosi cross interisti.

Ridurre però la sconfitta alla sola differenza tra i portieri sarebbe ingeneroso, nonostante i nerazzurri abbiano chiuso con il doppio dei tiri in porta (8-4). Il Milan mette subito le cose in chiaro dopo appena quattro minuti con il sigillo di Pulisic, il modo migliore per festeggiare il rinnovo contrattuale fino al 2031. Scelte coraggiose e per certi versi criticabili quelle di Cristian Chivu, che opta per una formazione inedita e un modulo fluido: lascia in panchina l’affaticato Federico Dimarco e, anziché lanciare Francesco Pio Esposito o Ange-Yoan Bonny per sostituire l’infortunato Lautaro Martínez, sceglie Andy Diouf come sottopunta e Luka Sučić a fare spola tra centrocampo e attacco. Un esperimento che non produce i dividendi sperati, lasciando il dubbio che un undici più azzardato avrebbe potuto mettere molto più in difficoltà la formazione di Amorim, arrivata alla stracittadina con l’assillo di non scivolare a meno dieci punti in classifica.

Con questo successo i rossoneri si portano a meno quattro, offrendo alla Lazio l’opportunità di agguantare la vetta in solitaria. In mezzo al campo Yunus Musah domina il confronto diretto con Nicolò Barella, apparso lezioso e sfortunato protagonista nel regalare la punizione del definitivo 3-1, mentre Rabiot agisce senza trovare un vero argine di contenimento. Sulla fascia Moreira domina il duello con Carlos Augusto, impreziosendo la prestazione non solo con la rete segnata ma anche con due assist decisivi. A chiudere il quadro dei rimpianti interisti ci sono i cambi tardivi del tecnico campione d’Italia, con Esposito e Bonny gettati nella mischia solo a pochi minuti dal termine nel tentativo disperato di un arrembaggio finale. Nelle battute finali, l’arbitro Marco Guida assegna inizialmente un calcio di rigore all’Inter per un presunto fallo di mano di Mario Gila, ma l’intervento del Var cancella prontamente l’errore dopo aver evidenziato che la sfera aveva colpito il petto. San Siro trema di gioia e festeggia il ritorno di Kakà, celebrato nella Hall of Fame, mentre per Chivu il Milan si conferma un tabù: è la terza sconfitta in altrettanti precedenti da allenatore dell’Inter.