Dopo le polemiche, alivello nazionale e locale, sulle dichiarazioni del commissario europeo Raffaele Fitto, sull’utilizzo dei Fondi di Coesione per contrastare il caro-energia, si è chiusa ieri l’edizione 2026 del Festival dell’Energia: tre giorni di incontri, dibattiti e tavole rotonde che hanno trasformato il centro storico del capoluogo salentino in uno spazio di confronto sulla transizione energetica. Al centro dell’ultima giornata di lavori il tema delle comunità energetiche rinnovabili.
In un incontro alla Camera di commercio è emerso che occorre uno sforzo maggiore da parte dei Comuni e degli enti proposti. L’economista Davide Stasi ha sottolineato come «la nostra economia potrà crescere solo se aumenta la sua capacità produttiva, a partire dal fattore più determinante: l’energia». Ad oggi, l’intero settore è in mano alle imprese con sede legale in solo due regioni: Lazio e Lombardia, in cui si concentra l’82 per cento del fatturato totale.
Il contesto
La Puglia, pur ospitando -per posizione e conformazione geografica – una buona parte della produzione di energia legata a impianti fotovoltaici ed eolici, si colloca addirittura al quindicesimo posto su venti regioni. Questo si traduce in crescenti diseguaglianze territoriali, perché le tasse e le imposte vanno pagate laddove la società ha la propria sede legale ed amministrativa. Estella Pancaldi del Gse (Gestore dei servizi energetici), la società pubblica italiana che promuove lo sviluppo sostenibile, ha spiegato come sia possibile valorizzare l’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici, favorendo l’autoconsumo e contribuendo allo sviluppo sostenibile del territorio. La diffusione delle comunità energetiche in Italia è sostenuta da incentivi destinati alla realizzazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili inseriti in configurazioni di autoconsumo energetico.
