Non è soltanto una questione ferroviaria. Per il presidente della Regione, Antonio Decaro, il caso del «Frecciarossa Taranto-Roma» è diventato il simbolo di una battaglia più ampia: quella sulla pari dignità tra Nord e Sud. Sul tavolo ci sono 4,2 milioni di euro l’anno che «Trenitalia» chiede a Puglia e Basilicata per mantenere attiva la corsa veloce tra Taranto e la Capitale. Una cifra che la Regione Puglia non intende versare. Il governatore ha scritto al ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, chiedendo un incontro urgente già accordato dal Mit. E rilancia l’affondo.
Presidente, perché ha deciso di alzare lo scontro con il Governo?
«Perché qui non stiamo parlando di una tratta locale, ma di un servizio ferroviario nazionale. Non ritengo corretto che la Regione debba finanziare un collegamento che unisce due capoluoghi di regione e unisce il Mezzogiorno alla Capitale. Se passa questo principio, rischiamo di creare cittadini di serie A e cittadini di serie B».
Trenitalia sostiene che il servizio non si regge economicamente.
«Non può essere questo il criterio. Ci sono collegamenti strategici che vanno garantiti indipendentemente dal conto economico. Altrimenti dovremmo chiederci perché in altre parti d’Italia lo Stato sostiene servizi analoghi senza chiedere alle regioni di mettere mano al portafoglio».
Lei parla apertamente di disparità territoriale.
«I fatti parlano chiaro. Tra Roma e molte città del Nord nessuna regione paga per avere l’Alta Velocità. Qui invece si chiede a Puglia e Basilicata di coprire i costi di un Frecciarossa perché l’infrastruttura dell’Alta velocità non esiste. È una contraddizione evidente».
Il rischio concreto qual è?
«Che Taranto venga ulteriormente isolata. Oggi per raggiungere Roma con un Intercity servono circa sette ore e mezza. Il Frecciarossa riduce il viaggio a poco più di quattro ore. Non è l’Alta velocità, ma è l’unico servizio in grado di rendere competitivo il trasporto ferroviario su questa direttrice».
Quindi non è solo una questione di tempi?
«Assolutamente no. È una questione di sviluppo. Se una città resta difficile da raggiungere, diventa meno attrattiva per investimenti, turismo e imprese. Taranto sta affrontando una fase delicata di trasformazione economica e industriale. Togliere o indebolire questo collegamento sarebbe un errore gravissimo».
Nella sua lettera a Salvini parla di «schiaffo» alla città ionica.
«Perché è così. Taranto aspetta da anni infrastrutture moderne e collegamenti adeguati. Lo Stato ha fatto molte promesse sul fronte ferroviario. Ora, alla vigilia dei Giochi del Mediterraneo, sarebbe paradossale fare un passo indietro proprio sul principale collegamento con Roma».
Che cosa chiederà al ministro nell’incontro?
«Una cosa molto semplice: che il Governo si assuma la responsabilità di garantire questo servizio. Non chiediamo privilegi. Chiediamo che ai cittadini pugliesi e lucani venga riconosciuto lo stesso diritto alla mobilità che hanno i cittadini del resto del Paese».
È una battaglia destinata a diventare politica?
«Lo è già. Perché quando si parla di infrastrutture si parla di opportunità, diritti e futuro. Il Sud non può continuare a rincorrere. Se vogliamo davvero un Paese unito, bisogna smettere di considerare normali differenze che normali non sono».
