La sanità pugliese entra in una nuova zona di turbolenza. Mentre la Regione prova a tenere insieme conti, liste d’attesa, carenza di personale e riorganizzazione della rete ospedaliera, si apre un fronte pesante con la dirigenza sanitaria. I sindacati dei medici sbattono la porta e disertano il tavolo convocato sulla fase due del piano per abbattere le liste d’attesa. L’accusa alla Regione è durissima: «Basta convocazioni-farsa, servono rispetto e confronto vero». Uno strappo che arriva nel momento forse più delicato per il sistema sanitario pugliese. Sul tavolo della Giunta Decaro ci sono contemporaneamente la tenuta dei conti, il contenimento della spesa per farmaci e dispositivi medici, la mobilità passiva che continua a trascinare pazienti e milioni fuori regione, pronto soccorso e 118 sotto pressione e una rete territoriale ancora da completare.
A tutto questo si aggiunge la fase due dell’operazione liste d’attesa, uno dei dossier politicamente più sensibili per il presidente Antonio Decaro. Ed è proprio qui che arriva la rottura. Aaroi-Emac, Anaao-Assomed, Cimo-Fesmed, Fassid, Fed Cisl Medici, FP Cgil Medici, Fvm e Uil Fpl Medici contestano il metodo seguito dalla Regione: riunioni convocate con poche ore di anticipo e senza la documentazione necessaria per entrare realmente nel merito delle decisioni. L’ultimo tavolo, con Decaro e l’assessore alla Sanità, Donato Pentassuglia, è stato convocato con meno di 24 ore di preavviso e senza una completa documentazione tecnica sulla fase due del piano. Non una semplice protesta procedurale. I sindacati sostengono che l’informativa preventiva sia un preciso istituto contrattuale e denunciano un confronto da tempo bloccato su questioni cruciali: mobilità, incarichi, orario di lavoro, fondi contrattuali e clinicizzazione degli ospedali. La Regione però prova immediatamente a ricucire.
L’assessore alla Sanità, Donato Pentassuglia, respinge l’idea di una convocazione puramente formale e spiega che i tempi stretti sarebbero stati dettati dalla necessità di accelerare: «Il nostro unico intento era quello di non perdere neanche un giorno utile per lavorare per la salute dei pugliesi». Il provvedimento sulla fase due, precisa l’assessore, ha richiesto approfondimenti sui dati arrivati dalle dieci aziende sanitarie e gli uffici regionali hanno lavorato anche in questi giorni per mettere a punto le proposte. Insomma, secondo Pentassuglia, non uno sgarbo ai sindacati ma una corsa contro il tempo. Appena definito il nuovo impianto, la Regione avrebbe deciso di informare le organizzazioni per arrivare rapidamente all’approvazione. Ma davanti allo strappo, l’assessore corregge la rotta: «Riteniamo indispensabile il confronto con tutti». Il tavolo è stato quindi riconvocato nei prossimi giorni per approfondire le modifiche inserite nel secondo provvedimento, che secondo la Regione dovrebbero consentire di ottenere ulteriori risultati nell’abbattimento delle attese.
La tensione resta. Le organizzazioni sindacali chiedono un cambio di metodo e avvertono che, in caso contrario, sono pronte ad attivare «ogni iniziativa e ogni forma di tutela prevista dall’ordinamento». Pentassuglia risponde puntando sull’obiettivo comune: migliorare l’offerta sanitaria utilizzando tutte le risorse disponibili «nell’interesse dei pugliesi». Ed è proprio questo il nodo politico. Il governatore Decaro ha messo la sanità al centro della propria azione di governo, stringendo la catena di comando e accelerando su spesa, organizzazione e liste d’attesa. Ma il sistema è chiamato contemporaneamente a spendere meno, recuperare prestazioni, ridurre i viaggi della speranza, garantire l’emergenza-urgenza e riorganizzare strutture e dipartimenti. Una quadratura del cerchio già complicata che diventa quasi impossibile se alla crisi dei conti e dell’organizzazione si aggiunge quella delle relazioni sindacali. Il tavolo riconvocato sarà il primo test per capire se lo strappo può essere ricucito o se nella sanità pugliese sta per aprirsi un altro fronte.
