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Puglia, pronti 75 milioni per evitare lo spopolamento dei piccoli comuni

Puglia, pronti 75 milioni per evitare lo spopolamento dei piccoli comuni

Non solo coste affollate, aeroporti da record e turismo in crescita. C’è un’altra Puglia che rischia di sparire lentamente: quella dei piccoli comuni, dei borghi che perdono abitanti ogni anno, delle aree lontane dai grandi servizi e dalle principali direttrici dello sviluppo. È su questo fronte che la Regione Puglia decide di giocare una delle partite politiche più importanti della legislatura, mettendo in campo oltre 75 milioni di euro per le aree interne. Con una delibera approvata dalla Giunta regionale, prende forma il nuovo «Programma per le Aree Interne» finanziato con le risorse europee Fesr-Fse+ 2021-2027.

L’obiettivo dichiarato è fermare l’emorragia demografica e trasformare territori considerati marginali in motori di sviluppo, lavoro e attrattività. Una scelta che porta la firma del presidente Antonio Decaro e che punta a correggere uno squilibrio storico: quello tra la Puglia che cresce e la Puglia che arretra. I numeri fotografano la dimensione della sfida.
Sono 55 i Comuni coinvolti e circa 230mila i cittadini che vivono nelle cinque aree interne individuate dalla Regione: Monti Dauni, Gargano, Alta Murgia, Alto Salento e Sud Salento. Territori che negli ultimi anni hanno visto chiudere attività economiche, ridursi servizi e partire migliaia di giovani in cerca di opportunità altrove.

La fetta più consistente delle risorse andrà ai Monti Dauni con quasi 29 milioni di euro. Tredici milioni ciascuno sono destinati ad Alto Salento e Sud Salento, 11,5 milioni al Gargano e 7,7 milioni all’Alta Murgia. Fondi che non serviranno soltanto a recuperare edifici o realizzare opere pubbliche, ma a costruire una vera strategia di rilancio economico e sociale. Il messaggio politico è chiaro: la Regione non vuole più limitarsi a gestire il declino di questi territori, ma prova a invertirne la rotta. Per questo il piano punta sulla rigenerazione di immobili pubblici abbandonati, sulla valorizzazione di borghi, castelli, masserie e siti archeologici, sul turismo diffuso e sull’attrazione di nuovi residenti, dai lavoratori in smart working alle giovani famiglie.

Accanto a questo, spazio agli incentivi per imprese, artigianato, agricoltura di qualità e imprenditoria giovanile. «Le aree interne sono quella Puglia in attesa di essere scoperta», afferma il presidente della Regione, Antonio Decaro, che individua nel riequilibrio territoriale uno degli assi strategici del suo mandato. Un concetto che va oltre la semplice distribuzione di fondi: per il governatore la sfida è abbattere la distanza tra centro e periferia e garantire pari opportunità di sviluppo a tutti i pugliesi.

Dietro la delibera c’è però anche una valutazione politica più ampia. In una fase segnata dalle difficoltà della sanità, dalla crisi industriale di Taranto e dalle polemiche sui fondi per le imprese, la Giunta prova a rilanciare un tema identitario: la coesione territoriale. Perché senza aree interne vive e competitive, la crescita della Puglia rischia di restare confinata alle città costiere e alle mete turistiche più note. La vera sfida comincia adesso. I fondi sono stati assegnati, ma il successo dell’operazione dipenderà dalla capacità dei territori di trasformare le risorse in progetti concreti, lavoro stabile e nuovi servizi. Per la Regione non si tratta soltanto di finanziare opere pubbliche. Si tratta di evitare che una parte della Puglia continui a svuotarsi nel silenzio generale. E di dimostrare che il futuro della regione non si costruisce soltanto sulle coste, ma anche nei paesi dell’entroterra che da troppo tempo aspettano un’occasione di riscatto.