L’ex Ilva, la ricerca di un compratore e una trattativa che continua ad allargarsi senza essere ancora arrivata alla stretta finale. Dal palco de «La Piazza», il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin parte dal dossier più delicato per la Puglia: il futuro del siderurgico di Taranto. Il Governo, spiega, sta vagliando le diverse proposte arrivate per il gruppo. Sul tavolo c’è l’offerta di Jindal, mentre prosegue il lavoro per costruire quella della cordata italiana. A queste si aggiungono la proposta americana e l’ultimo interessamento proveniente dalla Repubblica Ceca. Un ventaglio di possibili acquirenti che, tuttavia, non si è ancora tradotto in un quadro definitivo. «Il gruppo ceco è l’ultimo soggetto che si è fatto avanti – precisa Pichetto Fratin – ma al momento la sua manifestazione d’interesse non è stata ancora formalizzata».
La partita, dunque, resta aperta. Palazzo Chigi attende che le proposte assumano una forma compiuta prima di confrontarle e procedere alla scelta. «Siamo nella fase di valutazione. Solo quando tutte le offerte saranno formalizzate sarà possibile avere un quadro completo e decidere». Nessuna accelerazione annunciata dal palco e nessuna indicazione sui tempi della vendita. Taranto resta così sospesa tra la necessità di garantire la continuità produttiva, la tutela dei lavoratori e l’urgenza di avviare la decarbonizzazione degli impianti. La certezza, per ora, è soltanto quella di una procedura ancora in movimento. Dal siderurgico tarantino alla transizione industriale di Brindisi, altra grande questione pugliese. La centrale a carbone non produce più da circa due anni e la sfida, sottolinea il ministro, è evitare che l’uscita dalle fonti fossili si trasformi in un arretramento economico e occupazionale.
«Dobbiamo avviare un vero percorso di reindustrializzazione», afferma Pichetto Fratin. L’obiettivo è riutilizzare le aree, le strutture già esistenti e la banchina per ospitare nuovi modelli produttivi. Brindisi, insomma, non può limitarsi a chiudere la stagione del carbone, ma deve costruire una nuova identità industriale. I primi segnali, secondo il ministro, sarebbero già visibili. Se la parte legata al carbone deve essere superata attraverso nuovi investimenti, sul versante petrolchimico Eni ha in corso «un grande progetto che porterà anche molta occupazione». Pichetto Fratin definisce «molto positivo» il quadro, valorizzando l’esperienza maturata dal territorio nelle bonifiche e nella riconversione delle aree industriali. Proprio le bonifiche rappresentano uno dei passaggi decisivi. «Brindisi possiede già conoscenze e competenze tecniche rilevanti», osserva il ministro, aggiungendo che sarebbero arrivate diverse manifestazioni d’interesse per l’utilizzo delle aree e delle strutture della centrale. La reindustrializzazione, però, dovrà ora passare dagli annunci ai progetti, con investimenti e ricadute occupazionali verificabili.
