Cinque mesi dopo Milano-Cortina, l’Italia riaccende il braciere a Taranto e prova a vincere una scommessa che sembrava già perduta. Il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi sceglie il palco de «La Piazza», la kermesse di Affaritaliani in corso a Ceglie Messapica, per tracciare un primo bilancio dei Giochi del Mediterraneo. E rivendica la cura d’urto del governo: 350 milioni di euro, progetti recuperati in extremis e una macchina organizzativa ricostruita quasi da zero. «Quando siamo arrivati non c’erano progetti e non c’era un masterplan», scandisce Abodi. Il tempo, prima ancora delle medaglie, era l’avversario da battere.
Per riuscirci, ricorda il ministro, è stato ricostituito il comitato organizzatore, affidata a un commissario la partita delle infrastrutture e riorganizzata la gestione dell’evento. «Abbiamo vinto un’altra sfida», sostiene, indicando nell’entusiasmo sugli spalti e nelle serate allo stadio Iacovone la risposta più immediata del territorio. Il conto messo sul tavolo dall’esecutivo è pesante: «Alla fine il governo ha stanziato 350 milioni tra infrastrutture e organizzazione». Una cifra che trasforma i Giochi in qualcosa di più di una manifestazione sportiva e apre inevitabilmente la partita del «dopo». Perché la vera medaglia, avverte Abodi, non sarà la cerimonia conclusiva del 3 settembre, ma la capacità di evitare che palazzetti, piscine e stadi appena riqualificati diventino cattedrali nel deserto. «Il nostro lavoro non si interrompe: gli impianti devono diventare patrimonio delle comunità, luoghi di socialità, di pratica sportiva e di nuovi avvenimenti». In cima alla lista dei futuri utenti il ministro mette le scuole, gli studenti e le famiglie.
È lì che l’investimento pubblico dovrà dimostrare di essere stato non soltanto finanziario, ma sociale. Abodi rovescia così la tradizionale piramide dello sport italiano: campioni, medaglie e grandi eventi restano la vetrina, ma senza una base larga il vertice non regge. «Lo sport è un farmaco naturale, una difesa immunitaria sociale», afferma richiamando il valore educativo e la tutela del benessere psicofisico entrati nella Costituzione. Il messaggio è diretto: i Giochi potranno dirsi davvero riusciti soltanto se gli impianti continueranno a vivere quando i riflettori saranno spenti. Più prudente, invece, il ministro sul terremoto ai vertici del calcio mondiale e sulla decisione della Figc di ritirare il sostegno alla ricandidatura di Gianni Infantino alla presidenza della Fifa. Abodi ammette che sarebbe stato «un po’ più cauto», pur riconoscendo la necessità di una piena sintonia con l’Uefa, soprattutto in vista degli Europei del 2032 che l’Italia organizzerà con la Turchia. Un richiamo all’equilibrio tra ruoli, istituzioni e organismi sovranazionali. Sui Giochi di Taranto, invece, nessuna cautela: per il governo la corsa contro il tempo è stata vinta. Ora comincia quella, forse ancora più difficile, contro l’abbandono.
