Due governatori, due partiti e un obiettivo: trasformare il Sud nel laboratorio dell’alternativa a Giorgia Meloni. Antonio Decaro e Roberto Fico salgono sul palco della Festa regionale dell’Unità di Martina Franca e mettono in scena l’asse politico tra Puglia e Campania. Non è ancora un ticket per Palazzo Chigi, ma il messaggio è chiaro: il campo largo può vincere soltanto se smette di dividersi sui nomi e comincia a costruire una proposta di governo.
I temi principali
Il primo nemico comune è l’autonomia differenziata. Decaro parte con un’autocritica che nel Pd pesa come una pietra: «La responsabilità è anche della mia parte politica. Se non avesse modificato la Costituzione, probabilmente oggi non ne parleremmo». Poi, però, punta il dito contro Palazzo Chigi: il progetto bocciato dalla Corte costituzionale, accusa, sta rientrando dalla finestra attraverso le pre-intese con le Regioni più ricche. Il detonatore è la sanità. «Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte potranno fare contratti aggiuntivi ai medici e superare i tetti di spesa per le cliniche private accreditate. Al Sud non potremo farlo, perché abbiamo meno risorse e una capacità fiscale inferiore». Tradotto: più professionisti e più prestazioni al Nord, meno personale e liste d’attesa più lunghe al Sud. «Così si allargano divari che esistono già», avverte Decaro.
Il rischio è una sanità legata al codice postale: cure migliori per chi nasce nella parte più ricca del Paese, servizi più fragili per tutti gli altri. Fico sposa la stessa battaglia e la sottrae alla retorica meridionalista: «Vogliamo una Repubblica unita, non divisa». Non una guerra del Sud contro il Nord, dunque, ma uno scontro sull’uguaglianza dei cittadini. Puglia e Campania provano a fare da argine e chiamano a raccolta gli altri governatori progressisti: perché, sostengono, se saltano gli stessi diritti dalla Lombardia alla Sicilia, a rompersi non è soltanto il Mezzogiorno ma l’unità nazionale.
Il nodo sanità
Sulla sanità pugliese, però, Decaro deve difendersi anche in casa. Il centrodestra lo accusa di aver rallentato assunzioni e riorganizzazione. Il governatore respinge l’assedio: «Il piano operativo per l’anno in corso e per i due successivi lo abbiamo consegnato. Aspettiamo le verifiche dei nuovi direttori generali e di conoscere le risorse che arriveranno dal governo». Rinnovi contrattuali e nuovi farmaci producono altri costi per le Regioni. Poi la stoccata: «Il centrodestra ogni giorno apre una polemica nuova sulla sanità». Ma il patto tra Decaro e Fico non vuole fermarsi alle barricate.
I trasporti
Il secondo pilastro è il collegamento Bari-Napoli. Puglia e Campania hanno porti, università, aree industriali e filiere produttive che potrebbero competere insieme, ma continuano a essere separate da infrastrutture insufficienti. «Sono due Regioni che si guardano ancora di spalle», denuncia Decaro. L’alta capacità ferroviaria può cambiare la geografia economica del Mezzogiorno, a condizione che sui binari corrano davvero i treni. «Oggi tra Bari e Napoli ce n’è uno che va e uno che torna. Non è dignitoso per due capoluoghi così importanti». La richiesta a Trenitalia è secca: aumentare le frequenze e ridurre i tempi di percorrenza. Altrimenti anche la grande opera rischia di diventare una cattedrale veloce con pochi passeggeri. La sfida economica si gioca su innovazione, digitale, energia pulita e riconversione industriale. «Se non anticipiamo i tempi, aumenteranno le crisi. La transizione può invece rendere imprese e territori più competitivi», insiste Decaro.
Fico aggiunge salario minimo, sanità territoriale, istruzione e lotta alle diseguaglianze: le fondamenta sulle quali Pd e Cinque Stelle dovranno dimostrare di saper governare insieme. Solo dopo arriverà il leader. Decaro gela la corsa alle candidature: «Dobbiamo parlare del Paese e meno di noi. Prima si ascoltano le persone e si costruisce il programma, poi si sceglie chi può interpretarlo meglio. Se ci sarà un accordo tra i partiti, bene; altrimenti faremo le primarie».
Fico non chiude ai gazebo, purché siano uno strumento di partecipazione e non una resa dei conti. Nessuna investitura, dunque. Ma la fotografia di Martina Franca resta: il governatore dem e quello pentastellato marciano affiancati. L’asse del Sud è pronto. Ora tocca al campo largo dimostrare di essere una coalizione e non soltanto una somma di sigle.
