Non si ferma la protesta degli operai Natuzzi che, da stamattina presidiano gli stabilimenti di Laterza e Santeramo in Colle dopo l’avvio del piano industriale che prevede chiusure e sospensioni di attività.
A Laterza, in particolare, i lavoratori hanno bloccato gli accessi dello stabilimento che, secondo i piani dei vertici aziendali, avrebbe dovuto assorbire la maggior parte dei 668 dipendenti coinvolti dalle dismissioni.
Il piano industriale della società è entrato nella fase operativa: ieri è stato l’ultimo giorno di attività per la sede di Graviscella, ad Altamura, mentre da domani scatterà la chiusura definitiva dello stabilimento Jesce 2 a Santeramo.
Il progetto prevede il trasferimento del personale in altre sedi tra Puglia e Basilicata – attualmente in regime di cassa integrazione – e lo spostamento di una quota della produzione in Romania, passata dall’8% al 13%.
La crisi è precipitata dopo il naufragio del tavolo negoziale al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) e il successivo mancato accordo di martedì scorso nella sede di Confindustria Bari.
Sulla gestione della vertenza è intervenuto Erasmo Lanzolla, rappresentante della rsu Fillea Cgil in Natuzzi, che ha espresso la netta contrarietà dei sindacati durante l’assemblea davanti alla sede centrale: «Natuzzi ha deciso di delocalizzare il lavoro e far rimanere poco quanto nulla in Italia. Noi lo rigettiamo e lotteremo con tutte le nostre forze per impedirlo. I lavoratori con forza respingono questo piano scellerato».
I dipendenti in mobilitazione hanno inoltre richiamato le responsabilità pubbliche del gruppo, lanciando un appello stringente alle forze politiche: «Dopo che Natuzzi ha ricevuto, in 23 anni, più di 1 miliardo di euro di fondi pubblici, tra diretti e indiretti, oggi non può pensare di abbandonare l’Italia e lasciare in difficoltà territorio e lavoratori e lavoratrici. Le istituzioni intervengano a tutti i livelli, questa bomba sociale non deve esplodere».
