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Crisi Natuzzi, l’azienda annuncia la chiusura di uno stabilimento: stop alle attività in altri due

Coinvolti complessivamente 688 lavoratori. La società si dice disponibile a un incontro per «valutare la mitigazione dell’impatto sociale»

Crisi Natuzzi, l’azienda annuncia la chiusura di uno stabilimento: stop alle attività in altri due

A partire da venerdì 3 luglio scatta la chiusura dello stabilimento Natuzzi di Santeramo Iesce (Iesce 2) e la sospensione delle attività in quelli di Altamura Graviscella e Ps, con conseguente trasferimento dei lavoratori, «sino a nuova comunicazione».

Lo ha annunciato l’azienda – in un’informativa inviata ai sindacati, ai ministeri e alle Regioni Puglia e Basilicata – all’indomani della trattativa saltata al ministero delle Imprese e del Made in Italy.

L’azienda, inoltre, si dice «disponibile per un incontro, al fine di esaminare le ragioni economiche, tecniche e organizzative alla base delle decisioni e valutare le possibili misure di mitigazione dell’impatto sociale» e propone come data di incontro martedì 30 giugno, alle ore 11, nella sede di Confindustria Bari.

L’informativa notificata oggi descrive la situazione delle sedi interessate dalla «riorganizzazione in atto», dove sono impiegati complessivamente 668 lavoratori: i 251 di Iesce 2 dovrebbero essere trasferiti per la quasi totalità a Laterza (Taranto); i 417 di Graviscella e Ps a Matera e Laterza, in cassa integrazione mediamente al 70%.

Il sindacato: «Natuzzi procede senza attendere l’accordo»

La convocazione di un incontro per il 30 giugno, contestualmente alla informativa aziendale con cui Natuzzi comunica chiusure e trasferimenti, «conferma l’intenzione dell’azienda di procedere comunque sulla strada già indicata, senza attendere un vero accordo e senza modificare l’impianto industriale contestato dal sindacato e dai lavoratori con sette mesi di dura lotta e sciopero». Commenta Davide Lavermicocca della Fillea Cgil Bari.

Proprio sulle chiusure e sul trasferimento di parte della produzione all’estero ieri notte è saltata la trattativa al Mimit.

«Lo storico dell’azienda – evidenzia Lavermicocca – non consente valutazioni superficiali. Lo stabilimento di Ginosa era stato chiuso “temporaneamente” ed è fermo da 13 anni, fino ad arrivare oggi alla messa in vendita, dopo due accordi di reindustrializzazione sostenuti con fondi pubblici e mai realizzati. Per questa ragione non potevamo considerare sufficienti formule generiche o impegni subordinati a una non meglio definita condizione di equilibrio finanziario, senza una pianificazione industriale vincolante e verificabile e senza alcuna risposta per il destino dei lavoratori e della Murgia».

Per il sindacalista «l’impressione è che» anche le chiusure di Altamura «sarebbero diventate definitive, accompagnate da un ulteriore spostamento in Romania del 13% della produzione globale Natuzzi, pari al 26% della produzione nazionale. Davanti alla nostra richiesta di garanzie precise su tempi, riaperture e rientro delle produzioni, l’azienda non ha fatto passi avanti».