L’abbraccio sul palco tra Elly Schlein e Antonio Decaro vale più di una fotografia: è il tentativo del Pd di archiviare la stagione delle divisioni e presentarsi come perno dell’alternativa a Giorgia Meloni. La Festa dell’Unità di Martina Franca si chiude così, con la benedizione del governatore pugliese alla segretaria dem e con l’avvio, dal Sud, della lunga campagna verso le politiche del 2027.
«Se faremo le primarie, noi abbiamo già la nostra candidata», scandisce Decaro rivolgendosi a Schlein. Una investitura netta, pronunciata davanti al popolo democratico, ma accompagnata da una cautela che fotografa il cantiere ancora aperto del centrosinistra: prima il programma, poi la scelta del leader e del metodo. Il presidente della Regione prova così a spegnere sul nascere la guerra dei nomi e a spostare il confronto sui problemi concreti.
La leadership«Le primarie sono nel Dna del Pd e dei progressisti», dice, ma la sfida vera è costruire una proposta capace di parlare «alla vita reale e al cuore delle persone». Schlein raccoglie l’assist e detta la piattaforma politica: la Costituzione antifascista come programma dell’alleanza progressista, «articolo per articolo». Non un semplice elenco di promesse, avverte, ma una visione in grado di restituire speranza soprattutto alle nuove generazioni. La segretaria parte dall’articolo 1, dunque dal lavoro, e affonda il colpo sul salario minimo: «Andremo avanti con questa battaglia». I contratti collettivi, sostiene, non sono bastati ad arginare quelli pirata e serve una soglia sotto la quale la retribuzione diventa sfruttamento.
Il siderurgico
Ma è sull’ex Ilva che l’attacco al governo si fa più duro. Schlein esprime vicinanza ai lavoratori di Taranto e dell’indotto, mentre incombe l’arrivo di 2.500 lettere di licenziamento. E costruisce il contrasto politico con la festa celebrata appena due giorni prima da Fratelli d’Italia a Bari: «Mentre il governo veniva qui a festeggiare, arrivava la notizia dei licenziamenti».
Da una parte il racconto del record di longevità dell’esecutivo, dall’altra quello di un Mezzogiorno ancora sospeso tra crisi industriali, lavoro povero e infrastrutture insufficienti. Nel mirino finisce anche l’autonomia differenziata. Per Schlein il governo starebbe tentando di «aggirare la sentenza della Corte costituzionale» per riportare avanti quello che il Pd continua a chiamare lo «Spacca Italia».
La promessa è di alzare ancora le barricate insieme alle altre opposizioni: «Non lo permetteremo». Perché, sostiene la leader dem, il Sud e le aree interne hanno già pagato un prezzo troppo alto e «non c’è riscatto per l’Italia senza il riscatto del Sud».
L’altra faccia
Martina Franca diventa così il contraltare politico di Bari. Alla celebrazione del governo Meloni, il Pd oppone il racconto dell’alternativa; al palco sul mare della premier, la piazza militante dei democratici; alla forza della durata, la promessa del cambiamento. Una contrapposizione che il segretario regionale Domenico De Santis rende esplicita: mentre il Paese soffre, accusa, la destra festeggia «record da incubo». La sei giorni della Festa dell’Unità, tra sanità, crisi industriali, pace, lavoro e giustizia sociale, viene indicata come il punto di partenza della “lunga volata” verso le urne.
Resta però il nodo decisivo: trasformare l’unità esibita sul palco in una coalizione vera, con una linea condivisa e senza veti incrociati. Schlein chiede un sogno, Decaro pretende soluzioni concrete.
La sintesi cercata a Martina passa proprio da questo doppio binario: identità e pragmatismo, valori e governo. Il messaggio agli alleati è altrettanto chiaro: il Pd non intende rinunciare alla guida della coalizione. L’abbraccio finale, dunque, non chiude soltanto una festa. Apre la partita per Palazzo Chigi. Schlein prova a mettere il programma davanti alle candidature, ma Decaro una candidatura l’ha già indicata. Ed è la sua.
