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È la settimana decisiva per l’ex Ilva: area a caldo verso lo spegnimento

Pare siano in corso manovre di manutenzione propedeutiche alla fase di spegnimento, così come ordinato dalla Corte d’appello di Milano

È la settimana decisiva per l’ex Ilva: area a caldo verso lo spegnimento

Inizia la settimana più difficile dell’Ilva, al termine di un’agonia durata circa 14 anni. Domani Governo, enti locali e sindacati tornano a confrontarsi sul futuro del siderurgico, mentre anche ieri in città non sono mancate polemiche e preoccupazioni per la marcia a singhiozzo dell’altoforno 2, l’unico rimasto in funzione. Pare siano in corso manovre di manutenzione propedeutiche alla fase di spegnimento, così come ordinato dalla Corte d’appello di Milano, per via della presenza di polveri pericolose per la salute ed amianto. Il giorno dopo sarà discusso a Milano il ricorso di Acciaierie d’Italia e Ilva (entrambe società finite in amministrazione straordinaria) contro quel provvedimento dei giudici. Il 16 settembre, secondo quanto messo nero su bianco nei ricorsi, è la dead line oltre la quale lo spegnimento degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento ionico diventa irreversibile.

Lo spegnimento

Uilm chiede chiarimenti urgenti sulle emissioni legate ai continui «stop and go» dell’altoforno. Venerdì fa l’ennesima nube nera finì per abbattersi sulla città. La Uilm chiede all’azienda di chiarire le cause che hanno determinato l’evento e chiarimenti anche sulla nuova fermata dell’altoforno registrata ieri, che ha comportato l’applicazione delle previste procedure di sicurezza. Secondo il sindacato, la continua alternanza tra fermate e ripartenze potrebbe avere «ripercussioni anche sulla qualità e sulla salubrità dell’aria».

L’indotto

Ventotto aziende dell’indotto, che fanno capo all’associazione Aigi, intanto, hanno annunciato l’invio di 2500 lettere di licenziamento per altrettanti addetti. Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno convocato una conferenza stampa per fare il punto sulla profonda crisi dell’indotto dell’ex Ilva e contestualmente hanno chiesto un incontro alle associazioni datoriali, Confindustria e Aigi, che hanno annunciato i licenziamenti in massa. «La risposta di Aigi, con l’invio di informative e procedure relative agli esuberi strutturali, rappresenta una fuga in avanti che respingiamo con fermezza. Alle imprese chiediamo di fermarsi, prima di avviare qualsiasi procedura, è necessario confrontarsi con il sindacato e ricercare ogni soluzione possibile per salvaguardare occupazione, competenze e futuro industriale», dicono. Per l’Usb è la «cronaca di una morte annunciata». I sindacati attaccano anche il governo, colpevole di inerzia davanti all’imminente esplosione di una bomba sociale a causa degli esuberi che si verificheranno a cascata con lo spegnimento degli impianti. La ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone, pur ammettendo la complessità della crisi siderurgica, si dice al lavoro per non lasciare nessuno indietro. Il governo spera ancora di vendere ciò che resta degli impianti siderurgici tarantini. Mentre sembrano svaniti i player internazionali, di recente si è fatta avanti una cordata italiana, che tuttavia propone la soluzione «spezzatino» respinta dai sindacati, cioè il recupero della sola area a freddo, dove lavorare acciaio realizzato altrove.