SEZIONI
SEZIONI
Bari
Sfoglia il giornale di oggiAbbonati

L’opposizione attacca Decaro: «Commissione d’inchiesta e chiarire l’aumento Irpef»

La sanità pugliese diventa terreno di scontro frontale tra centrodestra e centrosinistra. Al centro, il disavanzo da circa 350 milioni di euro che irrompe nel dibattito politico regionale e apre una resa dei conti tutta politica: da una parte l’opposizione che parla di «fallimento» e annuncia battaglia, dall’altra la maggioranza che respinge le accuse e…
l'edicola

La sanità pugliese diventa terreno di scontro frontale tra centrodestra e centrosinistra. Al centro, il disavanzo da circa 350 milioni di euro che irrompe nel dibattito politico regionale e apre una resa dei conti tutta politica: da una parte l’opposizione che parla di «fallimento» e annuncia battaglia, dall’altra la maggioranza che respinge le accuse e rilancia sul sottofinanziamento nazionale.

Ad accendere la miccia è la nota congiunta dei consiglieri di Fratelli d’Italia guidati da Paolo Pagliaro. Il bersaglio è il governatore Antonio Decaro, definito provocatoriamente «neo commissario» della sanità pugliese. Il centrodestra non usa mezzi termini: «I pugliesi lo ricorderanno come colui che ha aumentato le tasse per coprire il peggior buco della storia». Da qui la richiesta di una commissione d’inchiesta per individuare responsabilità precise e, soprattutto, chiarire tempi e modalità dell’aumento dell’Irpef regionale.

Nel mirino il ceto medio, con redditi sopra i 28mila euro, e il rischio di un prelievo spalmato su più anni. La replica della maggioranza arriva con toni altrettanto duri. I capigruppo di centrosinistra liquidano le accuse come «rumore» e ribaltano il fronte: il problema, sostengono, è politico e riguarda le scelte del Governo nazionale. Il livello della spesa sanitaria – ferma intorno al 6,4% del Pil – viene indicato come il vero nodo strutturale. Tradotto: meno risorse alle Regioni, più pressione su conti già fragili, liste d’attesa e personale in affanno. Non solo.

La maggioranza difende il modello pugliese, rivendicando una sanità pubblica «accessibile e universale», contrapposta ai sistemi del Nord dove, sottolineano, una quota significativa di prestazioni è affidata al privato accreditato. E sul confronto con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna la linea è chiara: «servono onestà e contesto, non propaganda». Ma il centrodestra rilancia, smontando questa narrazione e accusando la giunta di scaricare responsabilità su Roma.

I numeri del Governo Meloni – sostengono – dimostrerebbero l’aumento delle risorse sanitarie a livello nazionale, con stanziamenti record fino a 143 miliardi nel 2026. Per l’opposizione il punto resta uno: la gestione è regionale, e dopo vent’anni di governo del centrosinistra «il sistema è al collasso tra sprechi, clientele e controlli inefficaci». Lo scontro si sposta così dal terreno finanziario a quello politico e identitario. Da una parte la difesa del servizio pubblico, dall’altra l’accusa di malagestione.

In mezzo, una certezza: i pugliesi rischiano di pagare il conto, tra tasse più alte e servizi sotto pressione. Ora la partita entra nella fase decisiva: tra richieste di trasparenza, ipotesi di nuovi prelievi e pressing politico, la Regione è chiamata a scoprire le carte. Perché al di là dello scontro, i cittadini chiedono una sola cosa: sapere chi paga, quanto paga e soprattutto quando finirà.

CORRELATI

Attualità, Puglia","include_children":"true"}],"signature":"c4abad1ced9830efc16d8fa3827ba39e","user_id":1,"time":1730895210,"useQueryEditor":true,"post_type":"post","post__in":[498158,497237,496687],"paged":1}" data-page="1" data-max-pages="1" data-start="1" data-end="3">

Lascia un commento

Bentornato,
accedi al tuo account

Registrati

Tutte le news di Puglia e Basilicata a portata di click!