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Legge contro i “cambi di casacca”: proposta sospesa ma è già polemica

La legge anti–cambi di casacca si arena ancora, ma il rinvio si trasforma in uno scontro politico diretto tra Fratelli d’Italia e Partito Democratico. In Commissione Statuto il testo firmato da Luigi Caroli resta sospeso e diventa terreno di confronto con il consigliere regionale dem Domenico De Santis, che apre al principio ma contesta lo…
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La legge anti–cambi di casacca si arena ancora, ma il rinvio si trasforma in uno scontro politico diretto tra Fratelli d’Italia e Partito Democratico. In Commissione Statuto il testo firmato da Luigi Caroli resta sospeso e diventa terreno di confronto con il consigliere regionale dem Domenico De Santis, che apre al principio ma contesta lo strumento scelto.

La proposta di Fratelli d’Italia è netta: chi cambia gruppo non perde il seggio, ma decade dagli incarichi che comportano potere e indennità aggiuntive, dagli uffici di presidenza alle commissioni. Un intervento mirato a ridurre il peso politico del trasformismo senza violare il mandato elettivo. Una linea che il partito di opposizione rivendica come battaglia di coerenza e trasparenza. È qui che si inserisce la posizione del Pd. De Santis non boccia il merito, ma chiede di spostare il perimetro della riforma: non una modifica dello Statuto regionale, bensì un intervento sul regolamento interno del Consiglio, sul modello di quanto avviene alla Camera e al Senato.

Una differenza tutt’altro che formale. Lo Statuto ha rango superiore e tempi più lunghi, il regolamento consente interventi più rapidi e flessibili. Per il Pd, dunque, la strada è quella di una correzione tecnica che eviti rigidità e possibili contenziosi. La linea dem, nei fatti, contribuisce al rinvio votato dalla maggioranza di centrosinistra insieme a Forza Italia e al gruppo Misto. Una convergenza trasversale che irrita Fratelli d’Italia, pronta a rilanciare accusando il Pd di voler prendere tempo e depotenziare la norma. Il messaggio è chiaro: cambiare il contenitore significa svuotare il contenuto.

In Commissione il clima si surriscalda. Saverio Tammacco attacca il provvedimento e abbandona l’aula polemicamente, segno di tensioni che attraversano anche la maggioranza. Ma il nodo resta politico: la norma incide sugli equilibri interni, limita il peso dei cambi di schieramento e riduce una leva utilizzata spesso per ridefinire i rapporti di forza. Sul fondo pesa la posizione del presidente della Regione Antonio Decaro, che nel discorso di insediamento aveva tracciato una linea netta contro la «transumanza» politica.

Un impegno che oggi torna al centro del dibattito e che Fratelli d’Italia utilizza per incalzare il Pd: se quella è la direzione, allora serve una norma forte e immediata. De Santis replica mantenendo il punto: condividere l’obiettivo non significa accettare qualsiasi strumento. Serve una soluzione giuridicamente solida, applicabile e coerente con i precedenti parlamentari. Tradotto, sì allo stop ai cambi di casacca, ma passando dal regolamento e non dallo Statuto. La partita resta aperta. Il testo tornerà in Commissione, ma il rinvio segna un passaggio politico preciso: la battaglia contro il trasformismo si gioca ora sul terreno delle regole. E lì, più che sulle dichiarazioni di principio, si misureranno le reali intenzioni dei partiti.

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