La provocazione arriva da un piccolo borgo molisano con i piedi in ammollo nelle acque di un invaso creato dalla mano umana quasi cinquant’anni fa. «Abbiamo l’invaso pieno, cediamo l’acqua gratis alla Puglia».
È il refrain che si ripete nei vicoli del piccolo borgo molisano di Guardialfiera. Una provocazione che però certifica la rabbia che vivono in questa fetta di territorio a cavallo tra Puglia e Molise, dove l’acqua – bene prezioso – ha portato solo «desertificazione». Un paradosso: la creazione dell’invaso che avrebbe dovuto garantire acqua in abbondanza al territorio – portando le risorse idriche fin su a Larino e alla piana dell’area industriale di Termoli – ha cancellato colture antiche come frutteti, oliveti e orti storici, mentre da tempo si cerca di portare avanti un progetto di riqualificazione «circumlacuale» per valorizzare le rive del lago e il turismo.
I dubbi
Sulle rive del lago si vive anche un altro dubbio, legato proprio al rinnovato interesse per l’acqua raccolta dall’invaso di Guardialfiera: quasi sette e mezzo chilometri quadrati con una profondità che la profondità del lago varia da 2 a 3 metri, con punte di oltre 20 metri e un fondo prevalentemente sabbioso e ciottoloso.
Il dubbio che molti hanno, per ora espresso solo sui social e in discussioni locali, riguarda il futuro del territorio. In tanti temono che la nuova opera idrica finirà per non avere alcuna ricaduta positiva sul territorio, com’è già successo in passato, ed è per questo che chiedono di avere massime garanzie prima di avviare la costruzione della cosiddetta condotta del Liscione, destinata a portare in Puglia l’acqua, in eccedenza, che ora viene riversata nel Biferno.
Il confronto
Nei giorni scorsi a Carlantino è stato celebrato il sessantesimo compleanno della diga di Occhito. Una celebrazione che non ha molto da festeggiare visti i problemi di approvvigionamento dell’invaso e le preoccupazioni per la prossima stagione estiva. L’assessore regionale, Raffaele Piemontese, ha rassicurato i presenti molisani che i ristori ci saranno e che la musica rispetto al passato cambierà, ma dall’altra parte della diga si resta scettici, perché scottati da precedenti situazioni e inutili rivendicazioni, andate avanti da quasi cinquant’anni.
Gianfranco Paolucci, sindaco di Macchia Valfortore e presidente Anci Molise, si è fatto portavoce di queste preoccupazioni chiedendo che vengano effettuati studi e rilevazioni precise sulla portata dell’acqua e della sua disponibilità, ma soprattutto ci siano i tanto attesi ristori. Intanto, dal lago di Guardialfiera fa capolino la punta dell’antico ponte romano, sommerso dall’acqua che ha cancellato i frutteti e la memori di un luogo e che nessun ristoro potrà mai restituire.










