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Guerra in Medio Oriente, sale il costo della benzina anche in Puglia: oltre 1,7 euro al litro

Le tensioni della guerra in Medio Oriente riaccendono il motore dei rincari. L’attacco all’Iran e il conseguente rialzo delle quotazioni del greggio stanno già producendo effetti tangibili anche in Puglia, dove il prezzo dei carburanti torna a correre e riporta al centro del dibattito la fragilità energetica del Paese. L’allarme arriva dal Codacons, che ha…
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Le tensioni della guerra in Medio Oriente riaccendono il motore dei rincari. L’attacco all’Iran e il conseguente rialzo delle quotazioni del greggio stanno già producendo effetti tangibili anche in Puglia, dove il prezzo dei carburanti torna a correre e riporta al centro del dibattito la fragilità energetica del Paese. L’allarme arriva dal Codacons, che ha elaborato i dati regionali diffusi dal ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il rialzo delle quotazioni petrolifere si sta trasferendo con immediatezza sui listini alla pompa.

Oggi il gasolio in modalità self costa in media 1,760 euro al litro, ovvero 3,7 centesimi in più rispetto al 27 febbraio. La benzina viaggia a 1,698 euro al litro, 2,6 centesimi in più su base settimanale. In nove regioni, tra cui la Puglia, la verde self ha già superato la soglia di 1,7 euro al litro. Secondo l’associazione dei consumatori, gli aumenti si stanno materializzando nonostante i carburanti in vendita siano stati raffinati con petrolio acquistato mesi fa a quotazioni inferiori. Il rischio è quello di un effetto domino sui prezzi al dettaglio: in un Paese dove la logistica è prevalentemente su gomma, ogni centesimo in più al litro si riflette sui costi di trasporto e, a cascata, sui beni di largo consumo. Ma se alla pompa i pugliesi pagano di più, sul versante produttivo il quadro è paradossale.

Secondo uno studio del data analyst Davide Stasi, le società pugliesi di fornitura di energia elettrica e gas hanno recentemente fatturato appena lo 0,3 per cento del totale nazionale: 727 milioni di euro su oltre 251 miliardi complessivi. «Eppure, proprio la Puglia è la regione italiana con il maggior surplus di energia», osserva Stasi. La geografia degli utili non coincide con quella della produzione. Gli impianti fotovoltaici, eolici, idrici e da bioenergie sono diffusi su tutto il territorio nazionale e in misura rilevante anche in Puglia. Il gettito fiscale, però, segue la sede legale delle società.

«La produzione da fonti rinnovabili – dice Stasi – rappresenta una leva strategica per lo sviluppo, a condizione, però, che i benefici contribuiscano non solo alla riduzione delle emissioni, ma anche al riequilibrio del gettito e alla competitività del sistema produttivo». Nel frattempo, tra serbatoi da riempire e bollette da pagare, la sensazione è che la Puglia continui a sostenere i costi di un sistema energetico nazionale che altrove concentra ricavi e decisioni. Una regione che produce più di quanto consuma, ma che incassa molto meno di quanto dovrebbe. Fe. Dib.

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