Per il caso del Frecciarossa da Roma a Taranto il conto era già sul tavolo da mesi. E Antonio Decaro difficilmente poteva non conoscerlo. Una nota del 14/10/2025 a firma dell’allora presidente Michele Emiliano e dell’assessora ai Trasporti, Debora Ciliento, aveva già messo nero su bianco l’intenzione della Puglia di partecipare alle spese del collegamento Salerno-Potenza-Metaponto-Taranto, sulla base della quota del 30 per cento indicata dalla Basilicata. L’accordo non era ancora perfezionato: mancavano l’istruttoria tecnica e giuridica, il protocollo e gli atti necessari. Ma il dossier veniva esplicitamente consegnato alla nuova amministrazione: «Sarà, pertanto, impegno di questa Presidenza – è scritto nella lettera – rappresentare la suddetta priorità al nuovo Governo regionale, con l’auspicio che il percorso intrapreso possa rapidamente trovare concreta attuazione in tempi brevi». Tradotto dal burocratese: l’intesa non era firmata, ma il problema era noto, la quota pure e la disponibilità politica era stata dichiarata. Decaro ha invece annunciato di avere dovuto «cedere a un ricatto»: oltre un milione e mezzo di euro dei pugliesi per garantire «un solo Frecciarossa». Poi ha aggiunto: «Avevo scritto al ministro. Non mi ha risposto. È arrivata solo, per conoscenza, una nota di Trenitalia che parla di servizio a mercato». Ma il ministero è davvero rimasto in silenzio?
I fatti
Secondo una ricostruzione raccolta da «L’Edicola» attraverso una fonte qualificata che ha seguito il dossier in FS, il MIT avrebbe trasmesso la lettera a Trenitalia perché le Frecce sono servizi commerciali e non collegamenti programmati direttamente dal ministero. La risposta tecnica sarebbe poi stata recepita e inviata alla Regione. Decaro può dunque sostenere di non avere ricevuto una risposta politica personale da Salvini. Più difficile che il ministero sia rimasto completamente in silenzio. La Regione, inoltre, non sta pagando «un treno», né una singola corsa. Contribuirà fino al 28 per cento della compensazione necessaria a mantenere, fino alla fine dell’anno, il collegamento Salerno-Potenza-Metaponto-Taranto, agganciato alla rete Frecciarossa verso Roma e il Nord. Una quota persino inferiore al 30 per cento indicato nella nota del 2025.
Le Frecce sono servizi a mercato: devono sostenersi con i biglietti. Se i passeggeri non bastano, Trenitalia non può assorbire semplicemente la perdita, perché – spiegano da Fs – «si entrerebbe nel terreno degli aiuti di Stato». Serve dunque una compensazione pubblica costruita secondo le regole. Ed è qui che la parola «ricatto» comincia a perdere pezzi. Per anni la Basilicata ha finanziato un servizio che parte e arriva a Taranto. Quando ha chiesto alla Puglia di partecipare, non ha inventato una tassa contro i tarantini: ha chiesto di dividere il conto. Decaro ha ragione su una cosa: Taranto non può essere condannata all’isolamento. Può chiedere allo Stato di trasformare quel collegamento in servizio pubblico. Ma la precedente amministrazione regionale si era già detta favorevole ad una compartecipazione, tanto da lasciarla in eredità alla nuova. Il treno, alla fine, partirà. La polemica era già partita da tempo.
